[L’analisi] Il presidente con i vermi sul tavolo e lo strano patto di ferro tra Juve e Milan

Bonucci l’anno scorso si accasò al Milan per 40, in un tripudio di cori e lacrime come quelli che adesso hanno accolto Higuain. Certo, sembrava un po’ strano che la Juve avesse deciso di venderlo a cifre più basse, proprio a una rivale che stava cercando di rinforzarsi con una campagna acquisti faraonica, da 200 milioni di uscite. Ma ancora più incredibile era che questo mercato da nababbo lo facesse una società con un padrone del tutto inattendibile che stava campando di prestiti da disperato

[L’analisi] Il presidente con i vermi sul tavolo e lo strano patto di ferro tra Juve e Milan

Se è abbastanza strano il «patto di ferro», come l’ha chiamato Sportitalia, fra Juventus e Milan, che ha portato Higuain in rossonero e allo scambio del tutto illogico Caldara-Bonucci, è ancora più strana la storia del Milan di questi ultimi due anni. Non è che sommando insieme le due stranezze si capisca qualcosa di più. Anzi.

Però, vale la pena fare un po’ mente locale, perché questo accordo molto particolare fra due società sulla carta rivali non è cominciato quest’anno, ma già l’anno scorso, cioè proprio quando nasceva il nuovo Milan post Berlusconi, che poi chissà se lo è davvero e in che modo.

Allora il favore sembravano averlo fatto Mirabelli e Fassone, i dignitari del nuovo padrone Mr Li, addetti a mercato e spese varie, comprando una colonna della difesa bianconera come Leonardo Bonucci, ormai in rotta con lo spogliatoio e soprattutto con Allegri. Anche in quel caso, come per Higuain oggi, gli esperti parlavano di altre offerte gigantesche provenienti dall’Inghilterra, dal Manchester Ckity di Pep Guardiola e dal Chelsea, da 60 milioni di euro. Solo voci evidentemente: perché poi il difensore si accasò al Milan per 40, in un tripudio di cori e lacrime come quelli che adesso hanno accolto Higuain. Certo, sembrava un po’ strano che la Juve avesse deciso di venderlo a cifre più basse, proprio a una rivale che stava cercando di rinforzarsi con una campagna acquisti faraonica, da 200 milioni di uscite.

Ma ancora più incredibile era che questo mercato da nababbo lo facesse una società con un padrone del tutto inattendibile che stava campando di prestiti da disperato, visto che appena insediato a Milano s’era subito fatto dare i primi soldi, 8,3 milioni di euro, dalla Teamway, con sede alle isole Caiman, a un tasso pazzesco del 24 per cento. Poi il grosso della somma glieli avrebbe dati il fondo Elliott, che con quel denaro si sarebbe assicurato in pratica la proprietà del Milan. Ha un senso tutto questo? Direi di no. Tutta la storia non ha un senso.

La squadra rossonera, nella parabola discendente di Berlusconi, accumula 90 milioni di euro all’anno di debiti che vanno a gonfiare un capitale passivo di 250 milioni. Non resta che vendere. Dopo una telenovela, un po’ ridicola e molto paradossale, ecco l’acquirente: Mister Yonghong Li, con una nuvola di società intorno, che le fonti ufficiali Mediaset raccontano come un ricchissimo uomo d’affari. Smentiti subito dal New York Times che va a cercarlo e trova solo un ufficio abbandonato, con i vermi sul tavolo, le mura scrostate, un computer giurassico e le cartacce per terra: «Com’è possibile che un uomo così», si chiede la giornalista, «abbia comprato il Milan?». E che poi faccia pure una campagna acquisti monumentale (sbagliando molti pezzi, ma avevano Mirabelli, mica Sabatini o Paratici).

GianGaetano Bellavia, esperto di riciclaggio, spiega anche che il debito del Milan scende a 25 milioni, e che quindi viene quasi azzerato, grazie all’impresentabile Mister Li, che difatti non si presenta mai, non viene mai e non dice mai niente. Però attira un mucchio di soldi da società off shore: «Perché tutto questo denaro arriva da paraidsi fiscali?», si chiede Bellavia. «Semplicemente perché qualcuno vuole mantenere l’anonimato». Report per Raitre va a indagare e scopre sospetti collegamenti fra alcune di queste società che hanno finanziato Mr Li e personaggi con trascorsi nella galassia berlusconiana.

Le stranezze però non finiscono lì. Perché Mr Li dopo aver fatto un grande calcio mercato con i soldi in prestito, fallisce pure l’obiettivo, arrivare almeno quarto per la Champions League che garantisce un bel gruzzolo a prescindere, ed è sull’orlo del fallimento. Stavolta sa tanto che deve vendere davvero, e ci sono due acquirenti americani, uno dei quali, Rocco Commisso, di origini calabresi, padrone dei Cosmos, fa l’offerta più importante e arriva lì lì per chiudere. Invece no.

Dopo aver detto di sì, Mr Li fa retromarcia e lascia il Milan al proprietario dei suoi prestiti, Elliott. Il quale cambia management, fuori Fassone e Mirabelli, e dentro Paolo Scarone, ex Enel ed Eni, e Leonardo, ex pupillo di Berlusconi, che poi ci litigò e dopo fece pace. Come ad i giornali fanno il nome di Umberto Gandini, ex uomo Biscione ora dirigente della Roma. Come consulenti, quelli di Ariedo Braida (personaggio storico del Milan di Berlusconi, adesso al Barcellona) e - udite udite - Adriano Galliani, che si mette a ridere quando glielo vanno a chiedere: «Io adesso sono in politica, il Milan appartiene al passato». Ora, proprio Galliani, nei suoi gloriosi trascorsi rossoneri aveva consolidato con Luciano Moggi un’alleanza molto particolare, finita poi nel mirino di calciopoli, anche se a spese più di uno che dell’altro.   

Quell’alleanza era morta e sepolta. Fino all’anno scorso. Con il «nuovo Milan», - si fa per dire -, riecco che le due squadre fanno affari. Bonucci in rossonero. Non ti trovi bene? Torni a casa, tanto è un po’ lo stesso. La Juve deve vendere Higuain? Il piacere te lo fa il Milan. In cambio gli dai il miglior difensore giovane che hai, cioé Caldara, quello che volevi tenere, tanto che fino a quel momento volevi vendere l’altro, Rugani, al Chelsea. E che te l’avrebbe comprato pagando qualcosa di più, 55 milioni di euro, come da offerta presentata: scambio Higuain Morata, e Rugani, appunto, per 55 milioni. Se non l’hai fatto, e ci hai rimesso, un motivo ci sarà.

Il problema è che nessuno lo capisce il motivo: tirano fuori la Champions, e queste cretinate qui (Rugani è meglio di Caldara per la Champions? Se chiedete ad Allegri, vi dirà il contrario). Fatti loro. Certo è che adesso il Milan è una signora squadra: ha la difesa della Nazionale del futuro, Donnaruma, Caldara e Romagnoli, in mezzo, Conti sulle fasce. L’attaccante fra i più forti al mondo in avanti, Higuain. E Biglia, in mezzo, che con questa formazione comincia ad avere un senso. Volete altre stranezze? Conti, giovane terzino dell’Atalanta, era già della Juve, che si fece da parte per lasciarlo al Milan. Gli manca un grande allenatore a questa squadra. Non che Gattuso sia male. Ma per far sembrare questa storia ancora più assurda ci vorrebbe uno juventino, magari uno di quelli proprio sfegatati, con il pedigree giusto. Va bene Antonio Conte?