Se non fosse Ancelotti che cosa sarebbe già successo sulla panchina del Napoli?

I numeri bocciano il tecnico emiliano: venti punti di distanza dalla Juventus e venti in meno rispetto alla squadra di Sarri. E poi fuori dalla Coppa Italia, dalla Champions e anche dalla Europa League

Se non fosse Ancelotti che cosa sarebbe già successo sulla panchina del Napoli?
di Pierangelo Sapegno, editorialista

Le coincidenze strane. Proprio un anno fa esatto esatto il Napoli di Sarri espugnava lo Stadium della Juve e sognava in grande. Ieri è l’Atalanta che ha espugnato Napoli e sogna in grande. Il San Paolo sembra diventato una terra di conquista. Eppure quando era arrivato lui, qualche tifoso aveva scritto che era «il più grande colpo del Napoli dopo Maradona». Chi meglio del galattico Carlo Ancelotti, trionfatore transnazionale di coppe e scudetti, per prendere il posto di Sarri? «Ha vinto più Champions lui da solo che la Juve in 121 anni di storia. Ricordateglielo».

Neanche un anno dopo, però, la musica è già cambiata. Non è un gran bilancio, quello di Carletto, un signore di bonomia padana e scaltrezza pallonara, che può sembrare un ossimoro, ma non lo è, perché l’eterno ragazzo di Reggiolo ha avuto bisogno dei suoi modi semplici e alla buona per conquistare spogliatoi esplosivi e sfruttare le sue capacità di tecnico, un po' italianista e un po' sacchiano. In campionato il suo Napoli è sempre secondo, ma a venti punti dalla solita Juventus e venti in meno pure della squadra di Sarri. E' fuori dalla Coppa Italia, eliminato in Champions e alla fine sbattuto fuori dall’Arsenal anche in Europa League. Come se non bastasse addorittura l’unità dello spogliatoio, una specialità della casa, questa volta non sembra funzionare: i musi lunghi di Insigne, la quasi bandiera Hamsik che se ne va e Allan che se ne voleva andare. Diciamo la verità. Se non fosse Ancelotti, che cosa sarebbe già successo su quella panchina?

Bargiggia disse: "Ancelotti è arrivato a fine corsa"

Non che gli attacchi non ci siano stati. Lontano da Napoli, però. Paolo Bargiggia, giornalista Mediaset che con la città partenopea non ha mai avuto proprio un rapporto idilliaco, ha scritto quasi un epitaffio: «Ho detto in tempi non sospetti che Ancelotti è arrivato a fine corsa. E’ un allenatore che ha vinto tanto, ma nessuno è eterno. Aveva paura a uscire dal giro ed è saltato subito sul ricchissimo carro del Napoli e De Laurentiis ha sbagliato a ricoprirlo di soldi con uno staff esagerato». Quando scrisse che il Napoli avrebbe venduto Higuain, lo subissarono di insulti dandogli in pratica dell’agente straniero.

I toni dei tifosi sono critici, ma non duri

Questa volta, sui social i tifosi napoletani hanno cominciato a dargli ragione. Solo una parte, sia chiaro. Perché a differenza delle altre tifoserie, questa è gente che si affeziona, e che fa di tutto per non tradire chi ha dimostrato di volergli bene. Uno scrive: «Ancelotti è un top coach con i grandi giocatori, con una provinciale non può fare i miracoli. Per il Napoli il top era il Maestro Sarri che al contrario fatica con i grandi campioni esaltandosi in provincia». I toni sono critici, ma non duri. Fino alla partita con l’Atalanta. Poi iniziano a cambiare. Il tifoso Enzo, sulla pagina facebook della società scrive: «Giocatori spaesati e mollicci, smarriti sul terreno di gioco, in balia degli avversari senza sapere cosa fare. Chiedete subito scusa». Strane coincidenze. La sconfitta in fondo meno importante di tutte, è quella che dà la stura alla botte. Andy: «L’unica speranza è che Ancelotti se lo prendano al Milan, che lì sono più fessi che a Napoli».

Le critiche dopo la sconfitta con l'Atalanta

Da lì in poi, si alzano e si allargano le critiche sui social. «Perdere così è una vergogna»; «Ancelotti ha perso la bussola»; «Lo spogliatoio s’è rotto, Ancelotti ha voluto punire Insigne»; «Non vedo l’ora che finisca la stagione»; «Ultime gare strazianti»... Una cosa appare evidente: non ci sono insulti. In altre piazze, magari un allenatore è costretto a uscire dai social per scappare alle offese e alle minacce anche se continua a vincere (e figuratevi cosa succederà quando perde come il Napoli). Ma Carletto, come avevano scritto a caratteri cubitali quest’estate, era secondo solo a Maradona: «Grazie Sarri, ma Ancelotti è il top».

Ha vinto dappertutto, ma è stato anche cacciato molte volte

Figlio di un mezzadro, studente dai salesiani, diplomato perito a Roma fra una gamba rotta e l’altra, è sempre stato uno che ha saputo cavarsela benissimo nell’altalena della vita: ha conosciuto gioie e dolori, delusioni e trionfi. Con lui in panchina, il Milan perse una Champions che vinceva tre a zero, ma il Real Madrid conquistò la decima durante la dittatura del Barcellona. Ha vinto dappertutto, ma è stato anche cacciato molte volte, da Juve, Chelsea, Real. A parte Torino, però, è sempre stato amato, da giocatori e tifosi. Sarà anche per tutto questo che sui social da solo vale molto più del Napoli: su Instagram è seguito da 4,2 milioni di utenti, quattro volte la società di De Laurentiis, mentre su Twitter ha 2,37 milioni di follower e il Napoli un milione esatti di meno.

Il Napoli non ha comprato quasi nessuno al calciomercato

Certo, qualche attenuante il buon Carletto ce l’ha. Ha ereditato una squadra che giocava a memoria, e che ha sfiorato lo scudetto facendo il record di punti nella storia del Napoli, ma che era anche usurata e che forse era giunta davvero a fine corsa. Viene da chiedersi, allora, perché abbia voluto mantenere più o meno la stessa rosa, comprando quasi nessuno al calciomercato. Ha provato a stravolgerla e all’inizio è andata bene. Poi però c’è stata come una crisi di rigetto e di fatto qualcosa si è inceppato, come non solo simbolicamente dimostrano i musi lunghi di Insigne.

Il feeling vero e proprio con la piazza non è mai scattato

A Napoli dicono che il feeling vero e proprio tra lui e la piazza non è mai scattato: «è stimato, ma non fa battere il cuore», ha scritto il Napolista. I nostalgici di Sarri certamente sono tanti, perché quel calcio offensivo e spettacolare rendeva orgoglioso il popolo dei tifosi. Adesso Sarri è in rotta di collisione con il Chelsea. Ma dubitiamo che possa tornare. De Laurentiis, nonostante il suo carattere fumantino, ha quasi mai fatto fuori i suoi tecnici, se non costretto da risultati molto al di sotto delle aspettative. Il galattico molto probabilmente resterà ancora sulla panchina azzurra. Ma questa volta dovranno fargli una campagna acquisti come si deve. E Carletto, «il più grande colpo del Napoli dopo Maradona», sarà senza alibi.