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Passivo record alla Juventus. E i conti mettono a rischio anche Allegri

Bisogna leggere i numeri per capire qualcosa di più sul futuro della società bianconera. E quello del mister, mai citato nella riunione, ma evocato fra le righe

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Agnelli insieme a Allegri (Ansa)
Agnelli insieme a Allegri (Ansa)

Quinto bilancio in rosso e il passivo più alto di sempre nella storia della Juventus: 254,3 milioni. Forse bisogna leggere i numeri per capire qualcosa di più sul futuro della società bianconera. E quello di Allegri, mai citato nella riunione, ma evocato fra le righe. Il primo esercizio con il segno meno è quello del 2017/18, per 19 milioni. Da allora, una escalation: 40 nella stagione successiva, meno 90 nel 2019/20, 210 nel 2020/21 e adesso il passivo record. Le brutte notizie non finiscono qui perché sono anche diminuiti i ricavi scesi a 443,4, per il calo dei diritti da proventi tv e il minor numero di partite di Champions.

Se si pensa che nel 2019, prima della bufera Covid e della grande crisi, i ricavi erano arrivati a 621,5 milioni, in aumento del 23 per cento e di 116 milioni rispetto all’anno precedente, sembra davvero di sfogliare il bilancio di due società diverse: una che rincorreva l’Europa e l’altra che teme di affondare in Italia. Certo, come viene spiegato dal Cda, questo "bilancio è ancora fortemente condizionato dagli effetti della pandemia che, auspicabilmente, sono alle spalle". Per la stagione in corso, difatti, quella cominciata il primo luglio 2022, "pur influenzata da un contesto non favorevole", è previsto "un risultato in sensibile miglioramento". Ma per il giornalista di 7Gold Marcello Chirico viene comunque "evidenxiato un quadro finanziario grave. Secondo i revisori dei conti potrebbe venir compromessa la stessa continuità aziendale".

I dettagli nel bilancio

E’ vero che viene confermato il piano aziendale dal 2022 al 2025, che delinea le strategie operative della società bianconera, stilato in occasione dell’ultimo aumento di capitale e che prevede fra le altre cose "il mantenimento della competitività sportiva". Ma leggendo fra le righe del bilancio, in mezzo a questa cascata di numeri, due cose saltano all’occhio. La prima è che viene approvato anche un piano di compensi basati su strumenti finanziari, destinati a figure e ruoli strategici del club, cioé i suoi dirigenti: in pratica, secondo un sistema in voga nella galassia della vecchia Fiat e molte altre aziende, ma che risulta a noi mai alla Juventus, la remunerazione sarà legata al raggiungimento degli obiettivi del club, soprattutto finanziari.

E’ il segnale di un forte cambiamento di rotta: mettere a posto i conti da oggi è anche un incentivo personale, perché questa è diventata la materia più urgente. La seconda cosa riguarda un passaggio piuttosto importante nella relazione diffusa al termine del cda, relativo alle previsioni sul prossimo bilancio, che sarà influenzato dall’andamento dei risultati sportivi, in particolare della Uefa Champions League, e dalla seconda fase della campagna trasferimenti. Cioé, da Massimiliano Allegri. Se i dirigenti devono migliorare i conti per guadagnare, Max alzare il livello della squadra, e di parecchio, se vuole tenersi la panchina. La fiducia ribadita da Andrea Agnelli da sola non basta più. E’ la legge del bilancio.

Il problema è che la sconfitta casalinga contro il Benfica ha rischiato di compromettere in maniera irreparabile il cammino verso gli ottavi della Champions, con la conseguente rinuncia a un tesoretto di circa trenta milioni di euro, una vera e propria manna dal cielo, visti i tempi che corrono. Massimiliano Allegri si gioca molto della credibilità del suo progetto, avendo sponsorizzato investimenti su giocatori subito pronti e dagli ingaggi impegnativi (solo il deludente e usurato Kostic è un’idea di Cherubini), e oggi come oggi è quasi fuori dalla Champions e molto lontana dai primi quattro posti in Campionato. Ma se non raggiunge questi obiettivi si aprirebbe lo scenario alternativo previsto dalla relazione di bilancio: un ridimensionamento obbligato, che passerebbe anche attraverso le prossime finestre di mercato, per riequilibrare i conti. A quel punto l’amicizia di Andrea Agnelli, che l’ha sempre strenuamente difeso, non sarebbe più sufficiente. Allegriout o Allegriin non conterà più niente. E si mettano il cuore in pace pure i tifosi: da Conte a Zidane a Tuchel, tutti i nomi che circolano, sono fantasie di tempi andati.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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