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Milan stanco e vuoto, l'Inter stravince: Inzaghi si conferma il re della Supercoppa

Rossoneri inconcludenti e stanchi. Nerazzurri concentrati veloci e spietati. Mister "Spiaze" è l’uomo delle coppe, avendone vinte otto in nove anni.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

Queste sono le partite di Inzaghi. Non ne sbaglia una. Ed è così bravo nelle sfide secche che non è così assurdo farci addirittura un pensierino per la Champions. Non vince la Supercoppa. La stravince: tre a zero e tutti a casa. Il Milan è sceso in campo praticamente solo per far divertire i cugini: inconcludente, stanco, e quindi lento, troppo lento. Se questo è l’avversario del Napoli per lo scudetto, Spalletti può dormire sonni tranquilli. Ma è troppo vuoto, quasi assente dal campo di gioco, per essere quello vero. L’unica speranza è che abbia studiato la preparazione per arrivare pronta agli appuntamenti di Champions: se non fosse così, altro che il bis in campionato, farebbe meglio guardarsi alle spalle e forse non basterebbe neanche.

L’Inter di Inzaghi è questa cosa qui, quasi perfetta quando si gioca tutto, concentrata, veloce, spietata, con continui cambi di campo nella ricerca degli spazi. Ha un’idea di contropiede moderno, capace di creare superiorità numerica tra le file della difesa avversaria. Ha un Dzeko in splendida forma, ha ritrovato Bastoni e Barella, e il Lautaro del secondo tempo era di nuovo il Toro dei tempi migliori. Il suo problema è che sul lungo percorso del campionato, questa determinazione, questa fercia di gioco, rischiano di venire meno.

Il pronostico era tutto per Inzaghi    

Prima della partita i pronostici pendono quasi tutti dalla parte dell’Inter. Per due motivi: il primo è che Inzaghi, mister «Spiaze», è senza ombra di dubbio il re delle partite secche, l’uomo delle coppe, avendone vinte otto in nove anni, quasi una ogni dodici mesi, un recordman, tre con la Primavera della Lazio (una Supercoppa e due coppe Italia) e cinque tra i professionisti (una coppa Italia con la Lazio e una con l’Inter, due supercoppe con i biancocelesti e l’ultima l’anno scorso con i nerazzurri).

Il secondo è che il Milan non sembra arrivarci molto in salute, al di là degli ultimi poco felici risultati, con il faticoso pareggio acciuffato a Lecce, dopo aver subito la rimonta della Roma ed essere stata sbattuta fuori negli ottavi di Coppa da un Torino in inferiorità numerica. Manca di brillantezza soprattutto in alcuni uomini che sono tra i suoi trascinatori, come Giroud e Theo Hernandez, un problema non da poco perché fino adesso le alternative latitano.

Le buone notizie per Pioli arrivano dall’infermeria, perché Kjaer e Rebic sono tornati disponibili. Il danese rappresenta una pedina di grande importanza: può far rifiatare Kalulu, un altro di quelli che non sembrava proprio in grande spolvero, ed è un leader e un portafortuna, visto che su dieci partite disputate in questa stagione la difesa del Milan ha subito un solo gol dalla Samp con lui in campo. Anche l’Inter ha i suoi problemi. Non c’è Brozovic e il Romelu Lukaku grosso triste e impacciato di quest’anno si siede solo in panchina.

Subito in gol l'Inter

L’avvio della partita conferma subito le previsioni, si comincia così e così, più noia che spettacolo, con i nerazzurri che aspettano e colpiscono in contropiede, tutto di prima, da Dzeko a Barella e poi a Di Marco, che insacca liberissimo dal centro dell’area. Sono passati appena dieci minuti e la sfida si è già messa come voleva Inzaghi, a dispetto delle critiche giochiste di Arrigo Sacchi. Può starsene tranquillamente dietro, approfittando degli spazi che i rossoneri saranno costretti a concedere. La squadra di Pioli però all’inizio sembra aver la forza per reagire. Prima Leao semina il panico saltando un uomo dietro l’altro come se fosse Mbappé, poi ancora lui se ne va e impegna Onana. Ma è una illusione che dira poco.

Le ripartenze dell’Inter affondano nel burro della difesa milanista, che vede spuntare le maglie nerazzurre da tutte le parti, e al minuto 21 Dzeko, lanciato da Bastoni, fa secco il disperato Tonali costretto a riconcorrerlo al posto di Kjaer & C. rimasti impalati a guardarlo, e infila tranquillamente Tatarusanu. Due a zero. Il Milan subisce il colpo, non riesce più ad avvicinarsi alla porta di Onana, e l’Inter va due volte vicino al terzo gol, prima con Dzeko e poi con Di Marco, che impegnano il portiere rossonero. La squadra di Inzaghi cerca di sfruttare molto l’ampiezza, con Di Marco da una parte e Darmian, preferito al desaparecido Drumfries, e soprattutto Barella dall’altra, mentre il Milan schierato in partehza con il vertice alto, cerca invano Diaz e Tonali per la costruzione del gioco.

Gli uomini di Pioli sembrano confermare tutti i dubbi delle ultime partite: lenti e fuori forma. Inzaghi quando lo lasciano giocare in contropiede può farsene un baffo dei rimproveri di Sacchi. Annotazioni: nel Milan Giroud non si è mai visto, Kjaer una delusione, scaramanzia fallita, e Leao è come se si fosse convinto che i suoi compagni staera sono inutili ed è meglio giocare da solo. Theo Hernandez si vede poco e solo a sprazzi. Dall’altra parte, difesa blindata e Dzeko determinante, illumina in cabina di regia, segna ed esibisce pure colpi di tacco e tunnel sparsi a beneficio della platea. Ma anche tutti gli altri non sfigurano, nessuno è al di sotto delle aspettative.

Milan stanco e gol meraviglia di Lautaro    

All’inizio della ripresa sembra un altro Milan. In dieci minuti costruisce più pericoli di quanti ne abbia creati in tutto il primo tempo. Al 3’, bellissima azione tutta di prima, conclusa da Leao, appena dentro l’area, con una sventola che sfiora la traversa. Bennacer ci prova una volta da fuori sparando alto e poi ci riprova poco dopo centrando la porta, ma Onana è ben piazzato e para senza difficoltà.

Comincia la girandola dei cambi. Esce Di Marco, entra Gosens. Origi De Katelaere e Kalulu prendono il posto di Messias, Ibrahim Diaz e Kjaer. Esce anche Dzeko per fare spazio a Correa, mentre si scalda Lukaku. La partita si addormenta, l’Inter sembra appagata e al Milan mancano le forze. Solo Leao tira da fuori, ma è una chiamata al telefono, e Onana para senza problemi. Invece l’Inter colpisce al primo affondo. Lautaro Martinez fugge via a uno spaesato Tomori e poi infila di esterno destro Tatarusanu. Gol meraviglia. Giusto sigillo al trionfo dell’Inter.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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