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Nel campionato delle bugie e degli inganni, comincia a venir fuori la verità

La Juve esce definitivamente dalla lotta scudetto, il Napoli gioca e diverte mentre il Milan gode di buona stampa e di tanta buona stella. Ma l’Inter come organico è ancora la più forte di tutti

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Dybala al termine della gara con il Sassuolo (Ansa)
Dybala al termine della gara con il Sassuolo (Ansa)

Visto dall’alto, è ancora un campionato pieno di bugie. E le bugie hanno le gambe corte, come dimostra la Juve che tutti davano in travolgente rimonta. Due capoliste, anche se resta la pratica Bologna da sistemare. Dieci vittorie e un pareggio, una marcia da rullo compressore. Ma non è tutto oro quel che luccica, e diciamo la verità. Una sola squadra merita tutto quello che ha avuto, e forse pure qualcosa di più: il Napoli. Il Milan gode di buona stampa e di tanta buona stella. Continuano a dire che gioca bene e che diverte. De gustibus. Quello che ha messo nel carniere è molto divertente. Il gioco spumeggiante raccontato dai commentatori invece l’abbiamo visto una sola volta, e per mezz’ora appena, contro l’Atletico. Poi la solita squadra italiana, bravissima nelle ripartenze. Se gliele impedisci, sono guai.

In Europa tre legnate su tre, e già ci sarebbe da meditare. In Serie A, recupera col Verona che ancora non abbiamo capito come ha fatto, stende il Bologna in 9, sai che impresa, dopo essersi fatta pure rimontare, e con un altro arbitro vediamo come finiva, e per chiudere ruba letteralmente tre punti al Torino, che a San Siro è l’unica squadra che gioca. Pioli è diventato un po’ Napoleone e un po’ Freud. Come li capisce lui i giocatori, nessuno. Mah. Quando la ruota gira sono tutti bravi a capire. Certo, nel calcio la fortuna conta un sacco. Ci sono squadre che hanno vinto la Champions ballando l’unico valzer della loro vita. Ma un campionato è troppo lungo da durare sempre. Sul Milan deve ancora raccontarci la verità. Se si mette a giocare come quella mezz’ora con l’Atletico, allora sì, è la squadra che raccontano i fantasisti alla tv. Se no, dura minga.

Chi gioca e diverte, è il Napoli. Ha quasi la stessa squadra di Gattuso. Ma adesso vola. Spalletti ha trovato un gruppo che già faceva molto bene la fase difensiva, perchè Ringhio è un maestro che si dedica anima e corpo a prepararla, dimenticando un po’ il resto, magari. Il tecnico toscano gli ha cambiato mentalità. Il Napoli ora gioca senza paura, convinto delle sue forze. Non aggredisce l‘avversario, ma lo sfianca. Lo colpisce con pezzi d’arte. E se lo attaccano, lui attacca ancora di più, un contropiede totale, animato dalla velocità di Oshimen e dall’estro di Insigne, Mertens, o Politano. Il Napoli sì, è un bel vedere. Solo che a questo ritmo nessuna delle due capoliste può continuare a correre. E questa è la prima incognita.

La seconda è l’Inter, che come organico è ancora la più forte di tutti. Inzaghi tutti gli anni fa lo stesso percorso abbastanza disarmonico, con filotti di vittorie e prestazioni alternati a cali ripetuti. Quest’anno la forza della squadra potrebbe mascherare questo andamento ondivago. Probabilmente questa è una fase di corrente bassa, come testimoniano la sconfitta con la Lazio e la indecente partita contro la Juventus. Inzaghi deve averlo capito e ha scelto di superare questa fase ricorrendo al metodo Conte. Meno corsa, meno pressing e squadra più bassa. Se avrà passato indenne il periodo di magra, resta ancora la grande favorita.

Chi invece esce definitivamente dalla lotta scudetto è la Juventus. Per la verità non ci è mai entrata. Ma una bella schiera di opinionisti e di tifosi della domenica ha continuato a mettercela. Persino un grande intenditore come Cappello, e la cosa stupisce. La realtà è che Allegri aveva sistemato mezzo problema, quello della difesa, abbassando la squadra e costringendola a difendersi soltanto. Ma se tu sei scarso, non basta difendersi. Anzi, forse è meglio osare. Guardate il Genoa di Ballardini, uno che pensa solo a coprirsi le spalle. E le becca sempre. Poi è costretto dalla disperazione ad attaccare e qualche volta ce la fa a recuperare. Bene, diciamo la verità: la Juve è scarsa, e se uno fosse meno tifoso, anti o pro, lo riconoscerebbe facilmente. E’ scarsa perchè il centrocampo è inguardabile e Locatelli gli ha dato un po’ più di protezione ma non basta, perché non ha sostituito Cristiano Ronaldo, perché ha sbagliato grossolanamente la campagna acquisti buttando soldi anche comicamente per Kean, Kaio Jorge e Ihattaren, uno che bastava solo informarsi per sapere che era ingestibile. E’ scarsa perché non ha sostituito Paratici ed è scarsa la sua dirigenza, perchè i tempi delle vacche grasse sono finiti e dopo essere saliti in cima si può cadere. Capita. E non c’è via di uscita. Si arrendano all’evidenza gli juventinologi.

Così, nonostante tutte le sue bugie, il campionato comincia lentamente a delinearsi. Quarta forza la Roma. Con Mourinho può salire ancora di più. Il suo problema, reso lampante dalla disfatta al Polo Nord, è l’organico. Chi potrà recuperare posizioni è l’Atalanta, solo che comincia a essere troppo tardi per puntare molto in alto. Dietro, chi non si capisce è il Cagliari. Non ha un organico da retrocessione. Ha mandato via l’uomo che l’ha salvata l’anno scorso e ha preso Mazzarri per giocare meglio. Ma Mazzarri non è mai stato un cuor di leone. Era uno che schierava Chiellini in attacco, ai tempi del Livorno, uno che schiererebbe solo tutti difensori. Più che farlo gicoare bene, lo sta affossando.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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