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Spagna la più bella, Inghilterra la più brutta. L'eterna Francia e l'Olanda senza fuoriclasse

Il fatto che i bleus siano arrivati sin qui senza aver segnato nemmeno un gol su azione in cinque partite la dice lunga sulla stranezza di questo torneo

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
L'esultanza dopo un gol contro l'Italia (Ansa)
L'esultanza dopo un gol contro l'Italia (Ansa)

Almeno il blasone è salvo. La Germania no: ci pensano un po’ la Spagna e un po’ Taylor, arbitro bravo in tutto, anche a sbagliare. Così, sulla soglia della gloria, gli Europei 2024 ci consegnano Spagna, Francia, Inghilterra e Olanda, nazionali dall’insigne passato e dal futuro incerto. La più bella del torneo, - la Roja, of course -, e la più brutta, l’indecorosa Inghilterra di Southgate, l’indecifrabile Olanda, e la Francia a scartamento ridotto dell’irriconoscibile Griezmann e del capo tribù Kylian Mbappé in versione dimezzata, non solo per i suoi guai al naso.

Il fatto che i bleus siano arrivati sin qui senza aver segnato nemmeno un gol su azione in cinque partite, - due autoreti con Austria e Belgio e il rigore alla Polonia prima della sarabanda implacabile dal dischetto contro il Portogallo - la dice lunga sulla stranezza di questo torneo, che ha infilato tutte le più forti sulla parte sbagliata del tabellone, relegando le più scarse e le più deludenti dall’altra, con il risultato di anticipare finali più consone e lasciare fuori dal lotto squadre più meritevoli di Inghilterra e Olanda come Portogallo e Germania. Ma nel gioco del pallone, al giudizio del cielo si ascrive da sempre una verità che facciamo fatica a riconoscere. Anche la più forte può vincere alla fine per meriti non suoi. Forse non è il caso della Spagna, che è la più bella, non la più forte. E comunque non è affatto detto che la più forte sia anche la più meritevole.

L'inguardabile Inghilterra favorita?

L’esempio più lampante è quello dell’Inghilterra. Sulla carta, i Leoni d’Albione erano già i più forti dell’orda prima di cominciare, con un pacchetto che poteva permettersi Bellingham, Kane, Foden, Rice, Bukayo Saka, più Palmer e Mainoo, concedendosi persino il lusso di lasciare a casa il talento di Grealish, uno che da noi farebbe sfracelli. Tanta roba. Nessuno può vantare un parterre simile. La Francia ne ha tre o quattro, ma nessun’altro alla loro altezza, e la Spagna quattro o cinque, includendo nel novero lo straordinario Fabian Ruiz di questo torneo, solo riserva però al Psg. Ma sulla panchina degli inglesi siede l’imperturbabile Southgate, beneficiato da chissà quali incroci del destino e messo inutilmente alla berlina in patria, uno che elevava a titolare fisso della sua Nazionale Philips, medianaccio di sgorbi e piedi ruvidi che non trova spazio in nessun club, e che in questo torneo ci ha addirittura presentato Kane, l’unica punta, in modalità stopper.

Il risultato è sempre quello di una squadra dalle trame involute, di grigia e pesante lentezza, che fa del possesso palla una versione difensiva, obbligata dalle circostanze e dalle rinunce degli altri, priva quasi sempre di sbocchi offensivi, o di coraggiose illuminazioni. Eppure, questa inguardabile Inghilterra, se si dovesse azzardare un pronostico, è l’unica seria candidata alla finale delle quattro in lizza, avendo di fronte la strana Olanda di questi tempi, più forte in difesa che davanti, senza la classe e la fantasia del passato, mentre Francia e Spagna si dividono in egual misura i favori dei bookmakers. E arrivata in fondo, in una partita secca, se si risveglia il dormiente Foden e Bellingham e Kane riescono a fare quello che sanno fare, potrebbero essere proprio i Leoni d’Inghilterra ad alzare la Coppa al cielo.

I problemi di Francia e Spagna

Dall’altra parte, gli inglesi - sempre che siano loro, e che il giudizio del cielo acconsenta - si troveranno comunque una squadra, qualunque essa sia, un po’ acciaccata, che qualche pezzo l’ho già perso per strada. La Spagna deve rinunciare a Pedri, uno dei suoi uomini simbolo della sua nuova generazione di talenti, macellato da Kross dopo appena nove minuti di gioco, sotto lo sguardo indifferente di Taylor. Distorsione al legamento laterale del ginocchio sinistro, un mese e mezzo di stop. E’ vero che Dani Olmo, che ha preso il suo posto, ha alzato molta polvere dai cantucci in cui era costretta la Germania, ha segnato un gol e favorito l’altro, ma questo cambio se regala una opzione in più alla fase offensiva della Spagna ne toglie una molto più importante al suo centrocampo. Per la Francia, invece, le assenze sembrano essere due. Sembrano, perché loro in campo ci vanno, ma è come se non ci fossero.

Il capo tribù Naso Rotto Kylian Mbappé, tramortito pure da una pallonata sulla sua ferita, contro il Portogallo è apparso la versione impaurita di se stesso: peggiore in campo assieme all’altro museo vivente Cr7. E a Griezmann, che il peggiore lo è dalla prima giornata. Due totem in meno e nessuno in grado di prendere il loro posto. Il problema di Deschamps è proprio questo. Dal titolo mondiale del 2018, la Francia ha perso via via il genio di Pogba, un risolutore come Giroud e la solidità di Varane, costretta ad aggrapparsi di nuovo a Kanté, ammorbidito dsgli anni che passano e dai petrodollari al sole dell’Arabia. Camavinga e Tchouameni sono ancora speranze di grandi campioni, e fino adesso l’ha tenuta in piedi la classe di Griezmann e Mbappé. Proprio i due che mancano in questo torneo.

E se vincono i più brutti?

Solo che i campioni possono sbagliare tutto e poi azzeccare la zampata. Se non sarebbero campioni. Eppure la sensazione rimane, e già il fatto che l’Inghilterra la sfanghi sempre, dice qualcosa. uoi vedere che i capricci del cielo hanno deciso di premiare i più brutti? Di solito erano anche i più scarsi, penso alla Grecia o alla Danimarca. Questa volta sarebbero pure i più forti. A testimonianza che tanti bei discorsi servono fino a un certo punto. «Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole. E più non dimandare...»

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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