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Una Nazionale italiana senza stelle. Spalletti, pensaci tu

Tra gli azzurri non c'è un giocatore di fantasia e manca soprattutto un fuoriclasse. Abbiamo una sola carta da giocare: quella del collettivo, di un gruppo compatto

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
(Ansa)
(Ansa)

Siamo di nuovo qui. Europei 2024. E siamo di nuovo in Germania, come nel 2006, «si va a Berlino, Beppe!». Piano, però. Questa volta Berlino è un po’ più lontana. Ed è più dura pure di Wembley 2021, quando la alzammo noi la Coppa, nel cielo di Londra. Innanzitutto siamo più scarsi di tre anni fa, e stiamo a prenderla scialla, perché verrebbe da dire molto più scarsi. Non ci sono più due pilastri della difesa come Chiellini e Bonucci, è sparito anche Spinazzola, che non è più tornato quello di allora dopo l’incidente, non c’è la tecnica di Verratti a centrocampo e neppure quella di Insigne, e Jorginho è solo un lontano parente di quel giocatore che vinse la Champions e gli Europei in due mesi, sfiorando pure il Pallone d’oro. Manca un giocatore di fantasia e manca soprattutto un fuoriclasse. L’unico grande che abbiamo è Barella, però gli artisti dai piedi buoni sono un’altra cosa. Puntiamo tutto su Chiesa, perché se gira bene qualche castagna dal fuoco ce le leva. Solo che quest’anno è andata così così, e sarebbe meglio non farsi troppe illusioni. La verità è che abbiamo una sola carta da giocare. Quella del collettivo, di un gruppo compatto, che sa aiutarsi e creare gioco. Nel calcio moderno, una squadra di operai ben organizzata può battere una squadra di campioni.

Il metodo Spalletti

In fondo anche nel 2021 non eravamo i più forti. Molti meriti di quella vittoria furono di Mancini. Per Spalletti è un po’ più difficile perché è arrivato solo da nove mesi. Ma lui è un geniaccio, come l’ha sempre definito Sabatini, suo ds ai tempi della Roma, capace di inventarsi qualsiasi cosa e di trasformare il bronzo in oro. Ha sempre adattato le sue idee ai giocatori, mai viceversa. Lo splendido Napoli dello scudetto è nato in pochi mesi dopo che gli avevano venduto mezza squadra. Vide i nuovi arrivati e decise che avrebbe cambiato modulo. «Se funziona, fra tre mesi voliamo». Funzionò. Spalletti è uno che inventa. Portò in alto l’Udinese con lo schema di casa Pozzo, il 3-5-2, però un po’ più fantasioso e meno sparagnino di quello di Guidolin. Poi andò a Roma e fece il suo primo capolavoro. Giocò senza una punta. Totti falso nueve, e attorno a lui una masnada di incursori. Mancini era un terzino e diventò un’ala, lui da una parte e dall’altra Taddei. La perla la fece con Perrotta: lo prese dal Chievo che era un medianaccio, che giocava per impedire agli altri di fare gol e ne fece un goleador, dai tempi di inserimento perfetti. Va allo Zenit e cambia ancora, vincendo due scudetti con il 4231. Ricostruisce l’Inter prima di Conte e fa il miracolo Napoli. Si parte un po’ dalla sua storia per capire come giocherà la Nazionale. Senza un modulo fisso. Lo si è intuito già a guardare l’amichevole con la Turchia, cominciata con i quattro dietro e finita con la difesa a tre. Spalletti è anche il primo a rendersi conto di non avere una nazionale forte. Non può permettersi di fare lo stesso gioco che faceva col suo Napoli. L’Italia con il 4-3-3 vista nelle partite di qualificazione agli Europei tendeva ad allungarsi e concedere troppo in campo aperto, e per di più non riusciva a tenere lo stesso livello di intensità e aggressività per tutti i 90 minuti. Per questo ha cominciato a provare tre difensori centrali e due mediani, per garantire equilibrio. Resta l’idea di fondo del suo Napoli: tutti devono attaccare e tutti devono difendere. In quest’ottica, sembra perfetto per la difesa a tre Calafiori, trasformato da Thiago Motta in un centrale con libertà d’azione a tutto campo. Nell’insieme, comunque, sarà una nazionale più italianista di quella che è stata fino adesso.

Il pericolo Croazia

Tra gli avversari del girone, sono due sulla carta i clienti più pericolosi, Spagna e Croazia. L’Albania dovrebbe recitare il ruolo della Cenerentola del gruppo, ma in tornei come questi le sorprese sono sempre dietro l’angolo. In ogni caso fra i due spauracchi forse quello da temere di più è la Croazia, che Zlatko Dalic ha guidato sul podio degli ultimi mondiali, al secondo posto in Russia e al terzo in Qatar. La stella rimane sempre Luka Modric, e il reparto più forte è senz’altro il centrocampo, che può vantare anche Brozovic e Pasalic. Ci sono poi altri due nomi da tenere d’occhio, Martin Baturina, trequartista classe 2003, che dovrebbe partire tra i titolari nel trio offensivo, e Luka Sucic, ventunenne già paragonato a Modric per lo stile di gioco. I difetti? Non ha esterni di ruolo e non ha una punta centrale di grande valore. La Spagna, per storia e blasone resta tra le favorite del torneo. Però non ha il suo talento migliore, Gavi, e sembra più una squadra d’esperienza che ha in Morata, Merino e Dani Olmo (ma giocherà?) le sue punte di diamante. Sono due avversari difficili, comunque non imbattibili. E’ vero, se guardi le rose sono senz’altro più forti di noi. Ma la vogliamo dare un po’ di fiducia a quel geniaccio di Spalletti?

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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