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L'Inghilterra più fortunata. La Spagna più bella. Ecco a voi, Bellingham contro Yamal

Lo stellone della fortuna a questo europeo ha battezzato l’Inghilterra dall’inizio e non c’è niente da fare. Discorso opposto per la Spagna. La Roja, la sua finale, se l’è sudata tutta, sin dall’inizio,

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Yamal e Bellingham
Yamal e Bellingham (Foto Ansa)

La più bella contro la più fortunata. Fino a ieri sera, l’Inghilterra dell’imperturbabile Southgate, uno che in patria i cronisti sportivi definiscono con quel loro inconfondibile stile british da tabloid un'autentica pippa, era anche la più brutta, per giudizio meravigliosamente unanime. Ma dopo il primo tempo con l’Olanda, agguantata solo su rigore, ma dominata in lungo e in largo per 45 minuti, a ritmi persino sostenuti, con Foden che faceva finalmente Foden in mezzo agli straripanti Mainoo e Saka (41 anni in due per la cronaca) dobbiamo tutti ammettere che c’è di peggio. L’Olanda del secondo tempo, ad esempio, un manifesto alla noia scuola Tafazzi per dar ragione a tutti coloro che odiano il calcio: quei pochi che non si sono addormentati hanno potuto sorbirsi una lezione di tiki taka in versione difensiva, cioé come tenere la palla solo per non fare giocare gli altri. Tiri in porta manco a parlarne. Trame di gioco, men che meno, anche perché questa Olanda, la più scarsa di tutta la sua storia, è assolutamente incapace di produrne. L’Inghilterra, a cui non pareva vero di potersi concedere un pisolino dopo aver corso per 45 minuti - con «pippa» Southgate che li applaudiva grato -, ha poi deciso due volte di liberarsi di questa ragnatela: un gol annullato (per i soliti demenziali centimetri dell’ennesima regola anticalcio studiata da qualche genio) e uno buono.

La buona stella dell'Inghilterra 

Quello buono è arrivato a pochi secondi dalla fine, perché lo stellone della fortuna a questo europeo ha battezzato l’Inghilterra dall’inizio e non c’è niente da fare. Prima il girone più facile di tutti, con Serbia, Slovenia e Danimarca, poi un tabellone dove l’unico ostacolo poteva essere rappresentato dalla Svizzera, non proprio uno spauracchio terribile. Con la Slovacchia la salva una rovesciata all’ultimo secondo di Bellingham e poi vince nei supplementari di nuovo allo scadere. Era la Slovacchia, mica l’Argentina. Con la Svizzera passa alla lotteria dei rigori. E con la scadente Olanda di Koeman all’ultimo secondo buono. Per riuscirci l’imperturbabile mister Southgate sbaglia i cambi naturalmente, perché toglie l’eccezionale Foden di questa serata e si attarda a cambiare l’acciaccato Kane, costretto per tutto il secondo tempo a giocare solo nella sua metà campo. Dentro Cole Palmer, che ha meno velocità ma più visione di Foden, e chissà perché viene considerato un suo doppione, e Watkins, un attaccante faticatore, tipo Ciccio Graziani, ve lo ricordate? Beh, tempo scaduto, novantunesimo, mancano 60 secondi alla fine, geniale filtrante di Palmer e Watkins spara un rasoterra all’angolino. E’ fatta. Giusto così, sia chiaro, perché l’Olanda era francamente una intrusa e non si capisce bene come abbia fatto ad arrivare fino a qui. Ma anche l’Inghilterra inguardabile di questi europeo ha avuto molto più di quel che meritava.

La Spagna di Yamal 

Discorso opposto per la Spagna. La Roja, la sua finale, se l’è sudata tutta, sin dall’inizio, schiacciando la Croazia e umiliando l’Italia (la nazionale delle pippe osannata da qualche fanatico del tifo con le bende agli occhi) e dopo facendo fuori una a una le grandi favorite di questo torneo, Germania e Francia. A differenza di Southgate, il ct Luis De La Fuente ha puntato sul gioco per valorizzare i suoi ragazzi, aiutato da uno straordinario Fabian Ruiz, mai visto a questi livelli se non forse, a sprazzi. negli ultimi mesi al Paris Sr. Germain, quando ha fatto ricredere Luis Enrique che gli aveva appioppato un posto fisso in panchina. La Spagna, come l’Inghilterra, ha una grande scuola calcio a cui attingere, non infinita come nella terra di Albione che può permettersi di lasciare a casa Grealish, Sancho, Rashford e Sterling, ma insomma se la cava. Così se si fa male Pedri entra Olmo e diventa decisivo contro Germania e Francia. Dietro il suo uomo più forte e più affidabile è ancora Carvajal, ma dalla cintola in su è un piacere per gli occhi, Rodri, Fabian Ruiz, Nico Williams, Lamine Yamal. Questo ragazzino di 16 anni che ha rimesso in equilibrio la sfida con la Francia ridicolizzando Rabiot è diventato il simbolo della nazionale spagnola. Classe e gioventù. E coraggio, soprattutto, tanto cora/sggio, che è quello che ci vuole per lanciare i giovani. Assieme a un cambio di mentalità prepotente, che se continui a predicare il solito, trito e ritrito calcio difensivo, farai sempre con riluttanza, perché niente garantisce una mentalità più prudente come l’esperienza.

Il pronostico

Inghilterra e Spagna è anche il calcio del futuro. Bellingham contro Yamal. Nico Williams contro Foden. Uno spettacolo. Sono dominanti in Europa con i club, ma lo sono anche con le nazionali. Hanno la loro forza nella gioventù, e per questo forse devono ancora affermarsi appieno a livello mondiale. Ma è solo questione di tempo. Di poco tempo. Sotto questo aspetto, non c’è finale più giusta. Gli inglesi probabilmente sono arrivati stanchi a questo appuntamento e l’eccessiva prudenza di Southgate ha fatto il resto. Li ha portati a Berlino più la fortuna che il merito. E se il calcio fosse solo una questione di merito, non avremmo dubbi sulla favorita di questa finale. La Spagna. Ma il calcio non è così, e l’abbiamo visto troppe volte. Certo, la buona stella da sola non basta. Ma quando si aggiunge alla classe, diventa una miccia esplosiva. E allora, vabbé, se avessimo un euro da puntare diremmo Inghilterra, anche se ci piace di più la Spagna.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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