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Max Verstappen vince il GP di Monaco. Ferrari seconda, ma senza sfortuna chissà come finiva

Per la Rossa di Maranello è il primo podio della stagione, ma lascia comunque l’amaro in bocca

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Foto Ansa
Foto Ansa

Il regolamento è il regolamento. E la sfiga è la sfiga, purtroppo. E il secondo, splendido posto di Sainz a Montecarlo, il primo podio Ferrari della stagione, lascia comunque l’amaro in bocca. Perché noi non siamo convinti che Leclerc abbia sbagliato a spingere ancora di più dopo l’eccezionale pole position conquistata nelle qualificazioni. Il miracolo dello sport è quello di riuscire a superare se stessi, di andare oltre i propri limiti. E’ questo che fa un campione, ed è questo che ha cercato di fare Charles Leclerc, a casa sua, nel giorno che doveva essere quello dello stupore e del riscatto. Alla fine, quello schianto contro le barriere all’uscita delle piscine gli ha impedito di correre il suo Gran Premio, qui a Montecarlo, perché è stato impossibile riparare in tempo per la partenza il guasto al semiasse sinistro, a cui nessuno aveva pensato concentrati com’erano a pensare al cambio: quello che si dice una bella sfortuna. Così Verstappen ha avuto via libera. Primo Max, da adesso anche leader del mondiale, e Bottas ritirato per un altro colpo di sfiga al pit stop. La giornata nera della Mercedes, che perde il comando della classifica piloti, e vede il solo Lewis Hamilton tagliare il traguardo in un’anonima settima posizione, al termine di una gara altrettanto e incredibilmente anonima, fa compagnia alla tristezza di Leclerc, il campione che ha osato sfidare la volontà degi dei e che adesso assiste alla festa dei vincitori, melanconicamente confuso fra le tute rosse dei meccanici.

Un vero peccato. Mai come in questo week end la Ferrari è sembrata così competitiva. E considerando le caratteristiche del circuito, dove partire davanti è quasi un’assicurazione sulla vittoria, e il vantaggio di correre in casa e di conoscere a menadito il percorso e le sue trappole, Charles sarebbe stato davvero il grande favorito di giornata. Vincere qui è un po’ come per la Roma o la Lazio vincere il derby: anche se è andato tutto storto, ti salvi la stagione. E pure di più. Perché Montecarlo ha qualcosa di speciale, è il simbolo di questo circo di motori rombanti che ha costruito il monumento al mito rivoluzionario della velocità, che colmava le distanze e cancellava i tempi lenti dei nostri nonni, i loro cieli di stelle con il frinire delle cicale. Sono due i templi di questo mito. Uno è qui, dove la velocità è contro le regole della logica, soffocata dai tornanti in discesa verso il mare, dalle sue strade cittadine che strozzano i bolidi fra la Rascasse e la curva del Tabaccaio, e l’altro è la via Emilia delle Mille Miglia, con i suoi odori della memoria, il puzzo del carburante bruciato che si disperdeva tra i campi di erba medica e di barbabietole, davanti ai contadini esterrefatti che si levavano il cappellaccio, appoggiati al forcone nelle loro canottiere, dove la velocità era come il sole che bucava la nebbia, era la vita che vinceva. Non è un caso che una istituzione della Formula uno come la Ferrari sia nata proprio qui, nella Bassa dei pioppeti e dei campi sperduti, dove si corre per gioco e per sogno. Questa domenica sfigata avrebbe potuto mettere insieme i due templi del mito, innalzarli in un unico abbraccio. Purtroppo, non è andata così. Per questo il podio di Sainz è un secondo posto quasi dimezzato.

Che poi in realtà il Gran Premio di Montecarlo è il più noioso di tutti, con questo circuito affascinante attorcigliato fra i palazzi con gli stucchi e le barche dei miliardari che riposano nel porto, dove però i sorpassi sono praticamente impossibili e tutto si gioca nella partenza per scattare davanti a tutti e negli incastri pericolosi dei pit stop. Ed è andata proprio così. Verstappen in testa dal primo secondo, e dietro di lui le posizioni rimescolate solo ai box, con Bottas che si ritira perché non riescono a cambiargli una gomma. Mai neanche un sorpasso, a parte i doppiaggi sollecitati dalle bandiere azzurre, se no nemmeno quelli sarebbero stati possibili. Però, questo Gran Premio è quello che rivoluziona la classifica, e detronizza la Mercedes e il re Hamilton, qualcosa di storico, che non poteva che capitare qui. Certo, nei prossimi circuiti dove la velocità tornerà a essere dominante la musica non sarà la stessa. E poi, è qui che la Ferrari è riapparsa improvvisamente ai vertici. E anche questo, dopo tutte le delusioni patite, le sconfitte e le umiliazioni, è qualcosa di storico. Il problema ora è proprio questo. Una Ferrari così, da grandi emozioni, la rivedremo ancora quest’anno? Mattia Binotto preferisce il profilo basso, e purtroppo crediamo che abbia proprio qualche ragione. «Cercheremo di migliorarla», dice, «serve pazienza, e serve tempo, si costruisce a piccoli passi come stiamo facendo. La squadra è un gruppo solido, Carlos è molto bravo, e con Charles si trova, l’abbiamo visto nel loro abbraccio alla fine della gara. Oggi avevamo il potenziale per vincere, ma a essere onesti non ce l’aspettavamo neanche noi». Però è stato bello. È una sensazione che avevamo quasi dimenticato. E l’abbiamo ritrovata qui, in questo tempio della formula 1, sotto la rocca del Principe, e nonostante tutta la sfiga che ha punito la Rossa. Ma sono tempi così.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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