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Hamilton nel mito e Ferrari sempre più giù nel suo inferno

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Hamilton nel mito e Ferrari sempre più giù nel suo inferno

Nel giorno di Lewis Hamilton, nuvole e gloria, la Ferrari non è nemmeno capace di stare a guardare, tanto sta dietro, settimo Leclerc e undicesimo Vettel, ma soprattutto lentissimi, un secondo al giro a veder sfrecciare gli altri. Lewis fa 91, eguagliando il record di vittorie che Michael Schumacher aveva collezionato con la Benetton e la Rossa, e fa un male cane rivedere quelle immagini, guardare gli abbracci di Todt e il tripudio del box, quei volti esplosi di gioia, tutte quelle facce e quegli uomini che appartengono alla nostra memoria, a un tempo che forse così com’era non tornerà più. Oggi è il tempo di Lewis, e delle Frecce di Stoccarda, che sono nere o grigie, ma pure imbattibili e soprattutto irraggiungibili. La sua storia è cominciata nel 2007, al fianco di Fernando Alonso e costringendo lo spagnolo a cambiare squadra, quasi campione del mondo al primo colpo. Senza ombra di dubbio, con questa macchina e con il suo talento, Hamilton è destinato a superare presto Michael Schumacher e il suo mito. E’ la legge del tempo. Niente si ferma. E questo è il suo tempo. Ne verrà un altro, ma chissà quanto ne dovrà ancora passare prima che arrivi.

E’ anche il tempo della Ferrari, ma un tempo amaro, così terribile che ci si potrebbe mettere a ridere, quando tutte le volte che non affondano, da Maranello gonfiano il petto come per dire che sono tanto bravi e che stanno uscendo dal tunnel. Hanno fatto così anche al Nurburgring. Con le qualifiche Leclerc era tornato a frequentare i piani alti della F1, seconda fila, primo dei normali dietro al solito trio, Verstappen terzo, Hamilton secondo e Bottas davanti a tutti. A onor del vero, i tre gli avevano lasciato distacchi considerevoli. La miglior qualifica rossa dell’anno, a pari merito con quella del primo Gran Premio di Silverstone, aspettava però una conferma in gara. Anche il più allocco deve averlo capito che quell’ora e mezzo di gara è un vero e proprio calvario per una monoposto che farebbe la sua bella figura solo fra i rottami (e invece in pratica dobbiamo tenercela anche il prossimo anno).

Ma a Maranello sono così malmessi che non abbiamo capito se tutte le volte vogliono illudere se stessi o gli altri. Laurent Mekies, direttore sportivo del Cavallino, ha subito esternato la sua soddisfazione: «E’ stata la miglior qualifica da metà stagione in avanti, non tanto per il risultato quanto per la prestazione complessiva. I piccoli aggiornamenti che abbiamo portato qui e due settimane fa a Sochi ci hanno dato qualcosa in più. Questi sviluppi sembrano confermare che i nostri sforzi stanno andando bella direzione giusta». Difatti. Pronti e via, e la Ferrari marcia un secondo meno di tutti gli altri, arrancando penosamente. Alla fine Leclerc è settimo, e nella lista di quelli che l’hanno preceduto manca Bottas bloccato da problemi tecnici: dietro a Hamilton c’è Verstappen e al terzo posto del podio Ricciardo. La quarta, illusoria, piazza di Leclerc nelle qualifiche e le dichiarazioni ottimiste di Mekies avevano fatto puntare gli occhi sulle modifiche.

In Russia, la Ferrari aveva provato alcuni nuovi componenti all’avantreno che avrebbero fornito risultati soddisfacenti. A Sochi era stata introdotta anche una piccola sequenza di piccoli generatori di vortici, nella zona dei deviatori di flusso sottostante il muso, in corrispondenza dei braccetti della sospensione anteriore. Anche per il Nurburgring, a Maranello si sono concentrati sui bageboards, i deviatori di flusso posti dietro le ruote anteriori. Altre modifiche sono state introdotte sul fondo della vettura, per aumentare il carico aerodinamico complessivo. In questo modo si pensava di ridurre la resistenza aerodinamica, una criticità che assieme alla ridotta potenza della power unit comporta bassa velocità in rettilineo e alti consumi.

Dopo il quarto posto di Leclerc, dal Cavallino facevano filtrare una certa fiducia, la speranza fondata di una lenta risalita verso prestazioni meno umilianti a indicare che la strada intrapresa potesse essere quella giusta. In realtà, comunque la si metta, modifiche o no, Leclerc o non Leclerc, resta il problema di fondo. e cioé che questa carriola battezzata SF1000 è nata in ogni caso malissimo. E purtroppo, in base ai regolamenti congelati, quella del 2021 discenderà da questa e non c’è possibilità di poterne fare a meno.

La realtà è che la Ferrari è senza ritmo, è inutile continuare a illudersi, è questa carriola qui, impresentabile: nel giro secco delle qualifiche l’abilità e il coraggio di Leclerc riesce ancora qualche volta a fare il suo piccolo miracolo, ma sul passo gara poi viene fuori la verità e non c’è storia. Durante le prove, sul Nurburgring le temperature fredde avevano aiutato il pilota monegasco che non aveva dovuto fare i soliti miracoli di equilibrismo per tenere in pista una macchina, se si può chiamarla così, senza tenuta, squilibrata e assolutamente ingestibile.

Così nel giorno in cui Lewis Hamilton sale nella storia della Formula 1, la Ferrari c’è solo nelle immagini della memoria, quando assieme ai campioni c’era anche una macchina. Perché senza quella neanche il più forte di tutti potrebbe vincere. Vale per Schumacher. Ma pure per chi l’ha appena raggiunto sul trono della leggenda.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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