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Riparte la F1 di Super Max. L'incognita Ferrari, fra critiche e speranze, con Vasseur che si gioca tutto

Anche per questa edizione l'uomo da battere sarà Max Verstappen che con la sua Red Bull lo scorso anno si è aggiudicato per la terza volta consecutiva in carriera il titolo piloti

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Riparte la F1 di Super Max. L'incognita Ferrari, fra critiche e speranze, con Vasseur che si gioca tutto
Foto Ansa

Questo che sta per cominciare sulla pista di Sahkir in Bahrain è il mondiale numero 74 di F1. E comincia con un marchio addirittura indelebile, un nome e un team scritti a caratteri cubitali in bella evidenza. Max Verstappen e Red Bull. Difficile, quasi impossibile che qualcuno possa fare meglio di loro. Lo dice innanzitutto il divario che hanno impresso nella passata stagione nei confronti di tutti gli avversari. Il team ha collezionato 21 vittorie su 22 in palio, e ha raggiunto la corona iridata con il maggior anticipo mai visto, sei gare.

Il Cannibale, Max, si è laureato campione del mondo con 19 successi, come mai nessun altro prima, abbattendo come birilli una bella serie di record, 575 punti totali, più 240 sul secondo, 21 podi, 10 vittorie consecutive. La Red Bull ne ha fatte 15 di vittorie consecutive e ha chiuso l’annata con 860 punti, cioé 451 in più sul secondo classificato. Come se non bastasse, ora dicono che la vettura del 2024 è il vero capolavoro di quel gran genio di Adrian Newey, il direttore tecnico, come se quella dominante della stagione appena finita fosse stata solo un semplice esercizio di apprendimento.

Foto Ansa

Adrian ha preso un foglio bianco e ha ribaltato la propria monoposto, spiazzando tutte le altre squadre, perché ha fatto invecchiare di colpo le loro macchine. L’unico neo poteva venire dal caso Horner, con il team principal accusato di comportamento sessualmente inappropriato nei confronti di una dipendente. Ma la Red Bull l'ha già scagionato. La realtà è che il mondiale comincia con una certezza difficile da scalfire. Dietro, alla giusta distanza, c’è un gruppo di inseguitori che mette insieme Ferrari, Mercedes e McLaren, come nel finale della scorsa stagione. In quale ordine è tutto da capire. La Ferrari ha dato buone sensazioni nelle prime prove disputate e sembra aver quantomeno risolto alcuni problemi che l’avevano attanagliata nel 2023, primo fra tutti la gestione gomme, ma anche l’affidabilità della vettura e il fatto non secondario che fosse troppo soggetta ai capricci del tempo, che bastasse un refolo di vento per renderla meno guidabile.

"Per vincere serve altro"

Per avvicinarsi alla Red Bull, però, servirebbe altro. E su questo punto i pareri sono discordi. Gli esperti inglesi, per esempio, non ci credono. Anzi. I loro giudizi sono molto severi. Craig Scarborough, noto commentatore d’oltre Manica, ha dichiarato che "la Sf24 sembra una radicale evoluzione di quella dello scorso anno, ma a ben guardarla somiglia a una macchina del 2023. Non mi pare che abbiamo applicato dei concetti moderni, rivoluzionari, come invece altri team hanno fatto. Sono deluso. La Ferrari non ha cambiato la parte visibile delle sospensioni anteriori e posteriori ed è rimasta alcuni passi indietro rispetto a tutti gli altri. Questa è una vettura che dopo le prime gare subirà per forza un grande aggiornamento aerodinamico, ma non è così che si vince in F1". Anche Mark Hughes, altro giornalista importante, veterano della F1, è dello stesso parere: "Per la lotta con la Red Bull secondo me è senza speranze. Hanno solo rielaborato il concetto precedente, sembra un lavoro fatto per costruire una base per il futuro. Per vincere serve altro. Bisogna saper andare oltre i propri limiti, cercare qualcosa di nuovo e di diverso, soprattutto se sei reduce da un’annata deludente".

Vasseur si gioca tanto, forse tutto

A Maranello, comunque, non sono così pessimisti. Non lo è in particolare Vasseur, ma il mitico Freddie è uno che fa dell’ottimismo una bandiera, la stagione passata vedeva sempre dei passi avanti anche quando la Rossa finiva a distanze siderali dalla Red Bull. Questa volta però ci vuole qualcosa di più delle semplici dichiarazioni di fiducia. Il team principal francese fino adesso non ha cambiato la squadra, e ha confermato Enrico Cardile ed Enrico Gualtieri come direttori tencici nell’area telaio e power unit, nonostante i passi falsi e alcuni risultati semplicemente disastrosi delle annate precedenti. È stata una scelta forse obbligata, dopo il fallito assalto a due pezzi grossi della Red Bull, come il direttore tecnico Pierre Wache e il capo degli aerodinamici Enrico Balbo, ma il fatto che altre scelte siano state scartate, fa capire che alla fine la sua volontà fosse anche questa. Nel suo primo anno di gestione, ha concluso solo qualche acquisto ai livelli bassi, elementi che non possono incidere più di tanto sullo sviluppo del progetto. Ma per il futuro qualcosa dovrà cambiare per forza, e magari l’arrivo di Hamilton è propedeutico all’ingaggio di alcuni ingegneri della Mercedes molto legati al campione inglese. Molto dipenderà dai primi segnali di questa stagione. Perché Vasseur adesso si gioca tanto.

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I primi test sono stati comunque positivi. Sainz e Leclerc si sono trovati a loro agio con la Sf24, cosa che non succedeva l'anno scorso, "e questo era esattamente l’obiettivo che ci eravamo posti", ha detto. Lui è sicuro: "La macchina sembra competitiva e vedo tutta la squadra molto concentrata: siamo determinati a ottenere un buon risultato". In ballo, lo ripetiamo, c’è anche un po’ del suo futuro. La Sf24 è la prima Ferrai tutta di Frederic Vasseur. Quella dell’anno scorso era stata concepita sotto la gestione di Mattia Binotto e lui l’aveva ricevuta in eredità a gennaio, quando mise piede a Maranello. Ora è molto più responsabile dei risultati che potrà ottenere la nuova vettura. Il traguardo minimo è quello di tornare a vincere alcuni Gp, e mostrarsi più competitivi rispetto alla Red Bull nell’arco del campionato. Il titolo, invece, che la Rossa insegue dal 2007, parliamoci chiaro, è semplice utopia. Ma come dice il saggio, facciamo un passo alla volta. Che sia un passo avanti, almeno.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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Pierangelo Sapegno

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