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Se va via Binotto è un suicidio Ferrari. Ma c'è il sostituto: ecco chi prenderà il suo posto

Il cannibale Max s’è pappato anche l’ultimo Gran Premio. Ma il capolavoro l’ha fatto Charles Leclerc che, grazie a una sola sosta, è riuscito a difendere strenuamente la piazza d’onore

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Abu Dhabi, Leclerc
Abu Dhabi, Leclerc (Foto Ansa)

Non poteva che finire così. Il cannibale Max s’è pappato anche l’ultimo Gran Premio della stagione, dopo la parentesi brasiliana. Ma il capolavoro l’ha fatto Charles Leclerc che, grazie a una sola sosta, è riuscito a difendere strenuamente la piazza d’onore davanti a un arrembante Perez, conquistando così anche il secondo posto al mondiale. Abu Dabi ha rimesso un po’ le cose a posto, in linea con l’andamento del mondiale, ricacciando indietro le Mercedes (Russell quinto dietro a Sainz e Hamilton ritirato) e frenando così la loro rimonta sulla Ferrari. E ha rimesso sul podio anche Leclerc, che ha fatto la sua grande gara, impeccabile per tutti i 58 giri del tracciato, senza mai una sbavatura. Per il prossimo anno, non ci resta che sperare: con il probabile allontanamento di Binotto, le prospettive si fanno molto più problematiche.

Via Binotto entra Vasseur

Davanti ci saranno Red Bull e Mercedes. La Ferrari, che si priverebbe in maniera assurda del suo ingegnere motorista che ha progettato la vettura, a questo punto diventerebbe un’incognita. Quest’anno comunque è finito nel segno di Max Verstappen. Il pilota olandese la gara l’ha fatta tutta in testa, fischiettando dall’inizio alla fine, come compete a un dominatore come lui, che corre pure sulla macchina nettamente più forte. Dietro, per lunghi tratti l’ha tallonato Perez, che però ha perso la posizione con la seconda sosta, senza più riuscire a recuperarla.Ma se si chiude con un’altra sconfitta la stagione 2022, quella che deve venire si annuncia ancora peggio, purtroppo. Da gennaio, via Binotto e dentro Vasseur, dunque. Un autentico suicidio.   Riesce quasi impossibile capire una scelta del genere: la Ferrari manda via il miglior ingegnere motorista della F1 per sostituirlo con un bravo ragazzo che le uniche cose che può vantare sono l’amicizia con Nicholas Todt, il figlio di Jean Todt, e soprattutto gli ottimi legami con Tavares, il boss di Stellantis, e il passaporto francese, un atout che deve piacere moltissimo a John Elkann, visto che gira e rigira finisce sempre da quelle parti. Per di più, il progetto della monoposto del prossimo anno è stato realizzato interamente da Binotto, e non basta sostituirlo con un altro ingegnere, Simone Resta, erede della gestione Marchionne, ma anche meno bravo, per garantire la continuità del progetto tecnico.

Il comunicato Ferrari

La Ferrari ha smentito con un comunicato, e il team principal l’ha fatto a parole. Ma sono atti dovuti, smentite obbligate. In realtà, tutto è già stato deciso. Andiamo con ordine. La notizia la dà 7 giorni fa Leo Turrini, giornalista di Qn e di Sky, modenese di casa a Maranello, che dal 1975 si occupa della Ferrari e praticamente ci vive e ci dorme lì dentro, così che ormai non gli scappa niente del Cavallino, neanche la polvere lasciata sugli angoli. Leo è pure buon amico di Mattia Binotto (come di Simone Resta, l’ingegnere che lo sostituirà), non si sognerebbe mai di sparare cavolate a vanvera. La Gazzetta verifica la notizia e la riprende pari pari: è tutto vero. Allora: da gennaio Frederic Vasseur, attuale team manager dell’Alfa Romeo Sauber, prenderà il posto di Mattia Binotto. Fatale è stato l’episodio che ha visto Charles Leclerc scendere in pista con le intermedie nel Q3 delle qualifiche al Gran Premio del Brasile, quando il pilota monegasco fu l’unico a montare gomme da bagnato su una pista che era perfettamente asciutta.

La pesante eredità  della gestione Marchionne

A Interlagos il team principal non c’era: era rimasto a Maranello a seguire gli sviluppi della nuova monoposto. C’era invece il duo della Misericordia, la coppia insuperabile dei grandi protagonisti di questa gestione al muretto a dir poco cervellotica e comunque sciagurata, il direttore sportivo Laurent Mekies (guarda caso, un francese) con la sua presenza che quando va bene è inutile, e quel genio di Inaki Rueda, il peggiore stratega della storia della F1, inamovibile dal 2015, altra eredità della gestione Marchionne, a riprova che un grande uomo d’industria non dev’essere per forza uno che capisce tutto di sport. Alla fine della gara, il povero Charles Leclerc aveva esternato tutta la sua delusione, con i toni di uno che non ce la fa più a continuare così, ed era sinceramente impossibile dargli torto. Che fosse necessario intervenire era fuori di dubbio. Ma resta di difficile comprensione la scelta di far fuori l’unico che non era presente e non i maggiori responsabili di questa caterva di errori al muretto. Certo, come team principal non si può dire che Mattia Binotto sia stato impeccabile e ha sbagliato di sicuro a voler sempre difendere, come deve fare un buon capo, il duo della Misericordia. Ma i suoi meriti sono altri: lui vale oro come ingegnere motorista, e nel mondo della F1 non c’è persona che non lo sappia. E’ un capitale da non perdere. Il giorno dopo che sarà stato costretto a lasciare, ci sarà la fila ad aspettarlo, e Red Bull e Mercedes faranno a coltellate per prenderselo. Si può mai consegnare ai rivali un patrimonio del genere? Uno che fra l’altro conosce tutti i segreti della nuova Ferrari, le sue debolezze e soprattutto le sue forze?

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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