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Binotto e Ferrari, storia finita per il manager. C'è già il successore, ecco cosa accade ora

Maranello perde uno dei suoi migliori motoristi e l'ideatore della monoposto per il 2023. Ma sono troppi gli errori accumulati. E per tutti paga lui

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Mattia Binotto (Foto Shutterstock)
Mattia Binotto (Foto Shutterstock)

L’era di Mattia Binotto alla Ferrari è proprio finita. Non è una bella notizia, l’abbiamo già scritto, perché Maranello non perde solo uno dei migliori ingegneri motoristi della F1, se non addirittura il migliore, ma, soprattutto, lascia andare alla vigilia della prossima stagione l’uomo che ha ideato e progettato la monoposto del 2023, creando un vuoto che rischia di essere comunque incolmabile. S’è chiuso davvero un venerdì nero in casa della Rossa. Le strade fra la Ferrari e Mattia Binotto si separano con le dimissioni del team principal, alla base delle quali ci sarebbero la mancanza di fiducia della proprietà avvertita dal manager e le difficoltà sempre maggiori di poter lavorare in un ambiente dove sarebbero cresciuti i malumori e le diversità di visione.

Le crepe mai sanate

Nonostante la ritrovata competitività della macchina, il team principal non avrebbe trovato mai il sostegno della dirigenza, a cominciare da quello del presidente John Elkann, e questo non soltanto nei momenti più difficili della stagione, quando anche problemi di affidabilità avevano frenato la corsa della F1-75, ma sin dall’inizio, con il ritorno a vittorie sfolgoranti del Cavallino, accolte nel silenzio più gelido dei vertici di Maranello. Non è che Binotto abbia fatto soltanto bene. Errori ne ha commessi anche lui, e soprattutto non possono dichiararsi innocenti l’impresentabile Inaki Rueda, responsabile delle strategie al muretto, e l’inutile Laurent Mekies. «Il dato di fatto mostrato da questo 2022 è che non eravamo ancora maturi e pronti per la vittoria», aveva detto il team principal dopo la gara di Abu Dhabi, facendo il suo consuntivo della stagione ai microfoni di Sky. «Abbiamo vissuto week end buoni e altri con errori, cresceremo, essere competitivi e vincere sono due cose differenti. C’è un ulteriore passo da fare, ma questa squadra ha lavorato bene nelle difficoltà e continuerà a farlo». Poi aveva aggiunto che l’obiettivo per quest’anno non era vincere il mondiale, ma tornare competitivi e vincere qualche gara. E il secondo posto conquistato alla fine con Charles Leclerc e nella classifica costruttori erano ottimi risultati che rispecchiavano le attese.

Chi arriva dopo

Solo che ancora prima che girassero le voci delle sue dimissioni, Benedetto Vigna, amministratore delegato della Casa di Maranello e anche l’uomo che prenderà il suo posto pro tempore (in attesa dell’annuncio di Frederic Vasseur e del ritorno di Simone Resta come direttore tecnico), l’aveva pesantemente smentito: «L’ho detto in occasione dell’ultima trimestrale, non sono soddisfatto del secondo posto perché il secondo è il primo dei perdenti. Abbiamo fatto dei progressi, è vero, ma non sono soddisfatto. Credo che il team abbia le carte in regola per poter migliorare nel tempo». Parole che sembrano mettere una pietra tombale sul lavoro di Binotto, ritenuto comunque insufficiente, ma anche un avvertimento per chi lo sostituirà: è obbligatorio vincere. E allora sarebbero da tenere a mente e ricordare, quando questo magari non succederà, proprio perché si è deciso di mandare via l’uomo che ha progettato la nuova monoposto. Adesso è probabile che Mattia Binotto non se ne resterà in panciolle a guardarsi le gare di F1 alla tv.

In arrivo mister Vasseur

Dopo una vita alla Ferrari, avrà solo da scegliere la scuderia dove portare le sue conoscenze. Già nel 2019, quando prese il posto di Arrivabene, al termine di un rapporto sempre più conflittuale fra i due, decisero di promuoverlo proprio per non lasciarlo scappare alla Mercedes che gli aveva già offerto un megacontratto. Elkann scelse di rinunciare a un suo uomo - Arrivabene, appunto - per non perdere questo ingegnere italo-svizzero, cresciuto a Maranello dov’era entrato come stagista nel 1995, scalando tutti i gradini, per diventare prima capo dei motoristi e poi direttore tecnico, e di cui Marchionne diceva un gran bene. Marchionne aveva un gran rapporto anche con Frederic Vasseur, colui che dovrebbe proprio prendere il posto di Binotto, 54 anni, da Draveil, vicino a Parigi, una moglie e quattro figli, e grande scopritore di talenti, da Lewis Hamilton a Charles Leclerc. Quando è arrivato come Team Principal all’Alfa Romeo Sauber, racconta di essersi presentato nel paddock da Marchionne: «Mi sono rivolto a lui: "Mister Marchionne"... E lui: "Mister Marchionne è mio padre, io sono Sergio"».

Tutti i credits del nuovo manager

Il loro rapporto era cominciato così. Ma Vasseur può vantare anche l’amicizia con Nicholas Todt, il figlio di Jean, pur fra qualche alti e bassi, e soprattutto gli ottimi legami con Tavares, il boss di Stellantis. Potrebbero però non essere queste le sue credenziali migliori. Vasseur è uno che nelle corse ha fatto tutto, tranne il pilota, ed è un perfetto capo squadra da muretto e da officina, una cosa che forse manca alla Ferrari di Inaki Rueda and company. E poi ha le idee chiare: «Devi avere un pilota e capitalizzare attorno a lui, in F1 è sempre stato così: Schumacher con la Ferrari, Alonso in Renault, Vettel in Red Bull, Hamilton alla Mercedes». E ora magari Leclerc, il principino che lui aveva lanciato nell’Alfa, alla Ferrari. E questo alla fine è stato il grande errore di Binotto, quello di non aver mai voluto scegliere tra Charles e Sainz la prima guida, nonostante le incontestabili evidenze. L’assurdo è che lui paga un errore di gestione e la Ferrari perde il suo migliore ingegnere motorista. A volte le cose non hanno un senso. Però accadono lo stesso.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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Pierangelo Sapegno

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