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Hamilton trionfa con Verstappen in ospedale. Ma il capolavoro è quello di Leclerc

Prossimo appuntamento in Ungheria. Binotto dice che quella pista si adatta meglio alla Ferrari di questa

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Hamilton trionfa con Verstappen in ospedale. Ma il capolavoro è quello di Leclerc
Foto Ansa

Difficile dire quale sia stata la cosa più sorprendente di Silverstone. Ha vinto Hamilton e il mondiale si è riaperto, certo, e poi come ha vinto, un sorpasso azzardato, Verstappen fuori, e una rimonta da brividi. Ma la Ferrari lì, a un passo dalla vittoria, la Ferrari che resiste fino alla fine, che sta davanti alle Mercedes e a tutte le altre, un giro dopo l’altro, come se fosse alla pari di quei mostri che dominano la F1 da padroni incontrastati, una Ferrari così, a testa alta, che cede solo al cinquantesimo giro, il penultimo, arrivando seconda a un tiro di schioppo da Re Lewis, alzi la mano chi se l’aspettava.

Non so se faccia più rumore questo o la vittoria ringhiante, di rabbia e di forza, del Vecchio Leone sulla Freccia nera, con Verstappen ferito che twitta furioso: Mi ha mandato in ospedale e fa festa. Però a noi è rimasto negli occhi questa corsa inattesa, questo trionfo sfiorato, quasi toccando il cielo con un dito, da chi fino ad appena tre Gran Premi fa ansimava fuori dalla zona punti, in una agonia che sembrava sfinire anche qualsiasi speranza. E invece no, eccolo qui Charles Leclerc, quello che danno in trattativa segreta con la Red Bull, quello che dicono che sia stanco di correre sempre per non vincere mai, eccolo qui, che scatta dalla pole alla ripartenza e che tiene dietro Hamilton e che non molla, non molla più. Charles è venuto fuori con una prestazione superba nel momento in cui tutti parlavano di lui e lo davano in crisi, quasi rassegnato.

E’ per questo che alla resa dei conti la vera, grande sorpresa di Silverstone è questo ragazzino terribile dall’avvenire luminoso, che soffre e lotta come uno qualsiasi che chissà che cosa farà nella vita. Solo che lui non è uno qualsiasi. «Ho dato il duecento per cento», sospira alla fine, «ma non è stato sufficiente. Però non ci aspettavamo di essere così competitivi. Sapevamo di avere il passo, un buon passo anche. Non credevamo che fosse così veloce. Siamo stati più forti del solito. Io sono molto orgoglioso di questa squadra».

Le ultime parole potrebbero sembrare quasi una conferma della smentita a tutti quegli articoli che hanno raccontato, pur con i dovuti condizionali, dell’innamoramento di Christian Horner per il pilota monegasco e del suo tentativo di soffiarlo a Maranello a partire dalla prossima stagione: ha provato la Ferrari del 2022 e ha avuto qualche dubbio e poi non è soddisfatto della squadra, hanno scritto. «Sono tutte fandonie», aveva risposto Charles. «A Maranello sono sereno e c’è una buona sinergia con Carlos Sainz. Sono concentrato al massimo su un progetto in cui credo fermamente. Mi trovo nella scuderia dei miei sogni e vorrei trascorrere tutta la mia carriera qui». Resta da capire allora perché qualcuno avrebbe dovuto tirar fuori queste «fandonie» senza fondamento.

Come sempre capita negli intrecci di mercato, la verità è una merce sottobanco quasi impossibile da trovare. Però qualche fondamento quelle voci ce l’avevano, e quasi certamente il progetto di portarsi a casa Leclerc nella Red Bull, Christian Horner non l’ha coltivato per finta. Realizzarlo è un’altra cosa, per fortuna. E Leclerc adesso ha giurato amore eterno alla Ferrari. Mattia Binotto, al termine di una gara che ricordava il viaggio nella Grande Bellezza dell’Italia di Mancini, quella meravigliosa rincorsa contro tutti i pronostici e contro i più forti, ha preferito quasi allargare l’abbraccio, non restringerlo solo a Charles: «Leclerc ha fatto bene. Ma anche Carlos. E’ importante per noi che pure Sainz andasse forte. Hamilton aveva un altro ritmo, ma anche noi avevamo un buon ritmo gara. E sono già tre gare dopo la Francia che l’abbiamo. Questa per noi è la cosa più importante. Dobbiamo continuare così, lavorando duramente». Non è stato bravo solo Charles. Certo, non solo lui.

Ma a Silverstone è la sua luce che ha brillato. Secondo dietro Hamilton, davanti a Bottas e alle McLaren. Sesto Sainz. In testa per quasi tutta la gara, che era cominciata con il botto. Al primo giro Hamilton cerca di passare Verstappen, va più veloce, si vede, ci prova due volte e poi riprova alla Stowe a 290 all’ora, prendendo l’interno e affondando la stoccata con la Red Bull che ha chiuso la traiettoria a destra. Il contatto è inevitabile. Verstappen perde il controllo della sua RB16B e finisce contro le barriere. Horner tuona: «Tutta colpa di Hamilton. Lì non poteva sorpassare». Bandiera rossa. E prima dello stop Leclerc supera Hamilton. Si riparte e la Ferrari scatta dalla pole e mette alle spalle il pilota inglese. La giuria poi dà ragione a Horner: 10 secondi di penalità ad Hamilton. Il monegasco gestisce bene, Lewis accusa problemi alle gomme. Dopo i pit stop, Leclerc è primo, Hamilton è quarto. Ma adesso guadagna quasi un secondo al giro, e al cinquantesimo lo supera. A un soffio dal trionfo. Mondiale riaperto: Verstappen è avanti solo di 8 punti.

Prossimo appuntamento in Ungheria. Binotto dice che quella pista si adatta meglio alla Ferrari di questa. Ma lì ci sarà la grande incognita dell’usura gomme, e non si può mai dire. E poi cosa dobbiamo fare noi? Non è che ci farà male abituarci ai miracoli? 

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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