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Continua la rimonta di Lewis ma il capolavoro l’ha fatto Verstappen. La Ferrari affonda sempre di più

Hamilton ha fatto tutta la gara in testa, in controllo per tutti i 57 giri del circuito. Solo Max gli regge il passo. E la Ferrari? Che pena: settimo Sainz, ottavo Leclerc. Disastro continuo

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Hamilton sul podio (Foto Ansa)
Hamilton sul podio (Foto Ansa)

Visto com’era cominciato, questa volta il capolavoro l’ha fatto Verstappen. Una volta per uno. Retrocesso di cinque posti per non aver rispettato la bandiera gialla nelle qualifiche, e partendo perciò dalla settima posizione, dopo tre giri era già secondo. E alla fine ha preso pure il punticino del giro veloce, che gli consente di mantenere a otto lunghezze di distanza Lewis Hamilton. La vittoria della Mercedes non è mai stata in discussione, va detto. E questo mette una grossa ipoteca sulla rincorsa al titolo del pluricampione del mondo, a due gran premi dal traguardo. La Mercedes sembra avere una spinta superiore da quando ha cambiato la power unit, e Verstappen è obbligato a vincere almeno uno dei due appuntamenti che restano. Max è un osso duro, uno che non molla, e non è proprio uno che fa il signore se si accorge che tu sei più forte di lui. E’ che adesso sembra avere il vento contro. Per questo, dovessimo puntare un euro diremmo Lewis.

Tutta la gara in testa

Hamilton ha fatto tutta la gara in testa, in controllo per tutti i 57 giri del circuito. Alla fine ha detto: «Ho la macchina che vola». Ed è vero. Solo Max gli regge il passo. Rispunta Alonso, primo degli umani dietro i due marziani, con la sua Alpine, ma davanti all’altro missile, quello di Perez. Il quarto della compagnia degli extraterresti, Vallteri Bottas, ha dovuto ritirarsi. Anche lui però, fino a che è rimasto in gara, ha corso come coi birilli, superandoli con una facilità disarmante, e regalandoci pure qualche esibizione fuori programma: quando ha bucato l’anteriore destro, è riuscito lo stesso ad arrivare ai box al massimo della velocità possibile, dalla curva sette (su undici in totale, quindi quasi da metà giro), sprizzando barbagli e scintille dall’asfalto. Tra Mercedes e Red Bull e tutti gli altri, l’abisso si fa sempre più grande.

La Ferrari affonda

E la Ferrari? Che pena: settimo Sainz, ottavo Leclerc. Disastro continuo, alla faccia di tutto l’ottimismo dispensato da Mattia Binotto e soci da qualche gran premio a questa parte. Adesso ci ripeteranno la solita solfa, che nella classifica costruttori hanno guadagnato punti sulla McLaren. Sai che roba. La verità è che questa volta la prima delle rosse, quella di Leclerc, è stata addirittura doppiata all’incirca a metà gara, al trentaseiesimo passaggio, un primato negativo da farci vergognare un po’. Sainz lo segue a ruota poco dopo. Le rosse erano lente, avevano davanti tantissimi avversari di tante case differenti, e nessuna possibilità e capacità di superarle. Lo stesso Leclerc l’ha ammesso: «Dobbiamo capire come mai altri team, come Alpine e Alpha Tauri, siano andati così veloci rispetto a noi». Uno dei problemi è che sicuramente la Ferrari continua a far fatica a mandare in temperatura le gomme, non solo rispetto alla Mercedes, la cui resa sulle Pirelli è forse superiore a tutti, ma anche nei confronti delle altre monoposto. Quello più grave, però, riguarda l’aerodinamica, perché è qui che il gap si fa incolmabile. E non c’è santo che tenga. Dopo le qualifiche così difficili, avrebbero dovuto lavorare di più sugli assetti e modificarli parecchio rispetto a quello che avevano in mente, come aveva chiesto anche Carlos Sainz. Il risultato è senza appello: evidentemente non ci sono riusciti. E’ vero che questo week end era già cominciato malissimo, pure con un po’ di sfortuna, quando Leclerc era stato rallentato da un guasto, costretto in tredicesima posizione sulla linea di partenza. I controlli effettuati sulla sua SF21 avevano evidenziato una lesione del telaio, probabilmente provocato dal forte urto contro un cordolo, che non aveva permesso a Charles di correre cone avrebbe voluto. Viste però poi le prestazioni in gara, oltre a quelle di Sainz, possiamo rassegnarci in ogni caso: il risultato non sarebbe stato comunque troppo migliore. Alla fine Binotto ci gira attorno, bene la squadra e un po’ meno la vettura. Riesce persino a dire che «il nostro motore è affidabile, non c’è motivo di cambiarlo». Ma mica ci dovremo tenere per tanto tempo ancora questa Ferrari? 

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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