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F1, Hamilton è per la sesta volta campione del mondo, gara a Bottas. Doppietta della Mercedes in Texas

Dopo essere entrato nel club dei più grandi piloti (da Fangio a Prost, passando per Lauda e Senna) il primo pilota di colore del Circus è diventato il secondo driver di sempre per numero di titoli, dietro solo all'idolo dei ferraristi, Re Schumi

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
F1, Hamilton è per la sesta volta campione del mondo, gara a Bottas. Doppietta della Mercedes in Texas

 

Lewis Hamilton non voleva vincere. Voleva stravincere. Poi sul finire ha dovuto cedere il passo a Bottas, riuscendo comunque a contenere Verstappen. Non gli è rimasto che accontentarsi del campionato del mondo. Ma il Gran Premio di Austin che lo ha consacrato al suo sesto titolo iridato, nell’Olimpo degli dei della Formula 1 fra i piloti più grandi di tutti i tempi, dietro Schumacher, ma davanti a Manuel Fangio, ha certificato anche il fallimento definitivo di questa Ferrari, che non solo ha perso subito Vettel, costretto al ritiro per la rottura delle sospensioni, ma è sembrata anche improvvisamente tornare indietro al periodo più buio di questa stagione, quando le sue vetture rischiavano persino l’umiliazione del doppiaggio.

Resta, a posteriore testimonianza, la chiacchierata via radio avvenuta al decimo giro tra gli ingegneri e Leclerc, quando dai box hanno invitato Charles a spingere di più e lui ha risposto che era «assolutamente impossibile. Non so che cosa abbia questa macchina, ma non va avanti». Come aveva ripetuto anche uno sconsolato Sebastian Vettel, subito dopo il ritiro: «E’ stato molto difficile far funzionare la macchina, e sin dal primo giro ho dovuto lasciar passare tante persone senza poter resistere. E poi s’è fermata. Non so cosa sia successo. La rottura non credo sia una cosa del motore, penso a una questione strutturale della sospensione posteriore».

In realtà è come se questo week end avesse sollevato il coperchio che nascondeva tutte le magagne. E si può dire che non era proprio cominciato sotto i migliori auspici, con l’alleanza fra la Mercedes e la Red Bull, che aveva chiesto alla Fia di indagare sul segreto della power Unit Ferrari ritenuta troppo potente, domandando chiarimenti sulla possibile elusione del flussometro, e cioé se in pratica alla Rossa iniettavano benzina nei momenti in cui il sensore non rilevava il dato. La guerra dichiarata sembra aver ottenuto qualche effetto, anche se non si può giurare che il crollo della squadra di Maranello sia dovuto esclusivamente a questo.

Certo è che i risultati della Rossa sono tornati indietro ai tempi umilianti del GP di Ungheria, prima che rientrasse in pista dopo la pausa estiva vincendo tre gare di fila e prendendosi tutte le pole. Ad Austin, tanto per cominciare, già sul gradino più alto delle qualifiche è riapparsa una Mercedes, e pure Verstappen ha preceduto Leclerc, tanto che Helmut Marko ha velenosamente sottolineato che «il nostro ritardo dalla Ferrari in rettilineo non è stato così male, solo tre o quattro decimi. Ieri erano il doppio». E pure Lewis Hamilton non si faceva mancare un po’ di carico da buttare addosso alla squadra di Maranello: «La Ferrari sembra aver perso un po’ di potenza rispetto a prima. Sarà interessante vedere se continuerà così». Cioé: se continua così avevamo ragione noi a sospettare. E in gara purtroppo la Ferrari faceva corsa solo con i perdenti.

Con loro è ancora la più brava. Ma con quelli davanti non esiste. Power Unit o no. E il prossimo anno probabilmente starà ancora a guardare. La sfida per il titolo sarà tra i suoi nemici, Red Bull e Mercedes. In ogni caso, quest’anno tutti gli onori sono per Lewis Carl Davidson Hamilton, che ha cominciato il suo viaggio nell’Olimpo 11 anni fa, nel 2008, quando era un pischello che era appena partito e vinse già il primo titolo con la McLaren. Non a caso parlarono subito di lui come un predestinato. Paragonato più volte a Ayrton Senna, pilota da lui stesso indicato come punto di riferimento, se si dovesse farne un ritratto tecnico, bisognerebbe dire che le sue caratteristiche principali sono lo stile aggressivo, la tenacia e l’abilità nei sorpassi, la destrezza sul bagnato.

E’ stato il primo pilota nero della storia ad aver partecipato a un Gran Premio di Formula 1, il britannico più titolato di tutti i tempi, l’unico inglese ad aver trionfato per due e poi tre edizioni consecutive. Poi ci sono i numeri che parlano per lui: 83 Gran Premi vinti, 87 pole position e sei titoli mondiali. Già pronto per il settimo. Aspettando disperatamente la Ferrari, che prima o poi dovrà tornare. O no?

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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