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Vince Perez, doppietta RedBull. La Ferrari non è guarita ma rialza la testa grazie a Leclerc

Charles a Baku è stato veramente straordinario, si è preso le pole position che doveva prendersi, è arrivato secondo allo sprint ed è salito sul podio nel Gran Premio

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Sergio Perez
Sergio Perez (Foto Ansa)

Anche a Baku vince la RedBull, e fino a qui niente di nuovo sul fronte occidentale. Un'altra doppietta, la terza su quattro weekend, e tutti a casa. Ma sul gradino più alto del podio questa volta non c'è Verstappen, ma il suo compagno di squadra, - forse più rivale che compagno -, Sergio Perez. Max deve accontentarsi del secondo posto, rallentato dalla safety car, che una volta tanto penalizza il più bravo e il più fortunato. Terzo uno spettacolare Leclerc, che adesso ha imparato anche a frenare gli istinti battaglieri, facendo di necessità virtù per tenersi quegli otto decimi provvidenziali che l'hanno tenuto davanti ad Alonso e alla sua Aston Martin che oggi come oggi sembra avere un passo gara decisamente superiore alla Ferrari.

Terzo uno spettacolare Leclerc

Charles a Baku è stato veramente straordinario, si è preso le pole position che doveva prendersi, è arrivato secondo allo sprint ed è salito sul podio nel Gran Premio, con una gara in cui all'inizio può solo assistere allo strapotere della RedBull per poi gestire ottimamente le gomme, il problema che continua ad affliggere la Rossa in questo inizio di stagione, recuperando i ritmi sostenuti nel finale in modo da resistere alla rimonta di Alonso. Considerando anche il quinto posto di Sainz, uno potrebbe anche pensare che la Ferrari stia uscendo dal tunnel. In realtà le cose non stanno proprio così, come dimostrano proprio le difficoltà incontrate durante tutto il weekend da Carlos. Il balzo in avanti è più quello di Leclerc che della Ferrari. D'altro canto gli aggiornamenti tanto attesi cominceranno ad arrivare nei prossimi gran premi e solo allora potremo valutare gli eventuali miglioramenti, fermo restando che il divario dalla RedBull resta ormai incolmabile. Dopo un mese di pausa e fiumi di parole, la F1 in fondo ha ripreso proprio da dove aveva lasciato. La vigilia rivoluzionata del Gran Premio di Baku, con le due sessioni di qualifiche e la gara sprint, qualcosa di importante l'aveva già detto subito.

Una monoposto nata male

La Ferrari sta cercando di rimediare a una monoposto nata male, anche se presentata con le fanfare come quella <più veloce di sempre, con dei ritocchi per modificare il fondo e i canali venturi, la pancia, soprattutto nella zona sotto le aperture che portano aria ai radiatori, le ali e le sospensioni, nella speranza di migliorare lo sfruttamento delle gomme e rendere la SF23 più efficace sul passo gara.  Tutti questi interventi, come ha spiegato Frederic Vasseur, non rinnegano comunque il progetto ed escludono in assoluto qualsiasi rivoluzione concettuale: "Abbiamo apportato solo alcune modifiche in termini di equilibrio e comportamento, e siamo sicuri che la direzione sia quella giusta".

Filosofia completamente diversa da quella della Mercedes, che invece, con Mike Elliott e l'ex Ferrari James Allison che è ritornato dopo due anni a ricoprire il ruolo di direttore tecnico della scuderia di Stoccarda, ha deciso di cambiare strada e rifare in pratica da capo la carrozzeria della W14, recependo le tecniche e le innovazioni del modello vincente della RedBull. Non si capisce solo perché Vasseur dice che sarebbe troppo complicato fare una cosa così per problemi di budget e tetto dei costi, mentre a Brakley l'hanno fatto tranquillamente.

Lo staff di Maranello

La verità forse è che lo staff tecnico di Maranello difficilmente sarebbe in grado di affrontare questi impegni in tempo brevi. Bisogna riconoscere la realtà: in F1 vincono i più bravi. E se perdi sempre vuol dire che non lo sei. Comunque, detto che la Mercedes nuova la vedremo solo a Imola, i due giorni di vigilia del Gran Premio di Baku con le qualifiche e la gara sprint hanno finito per confermare che la RedBull ha una marcia in più rispetto a tutti ed è praticamente imprendibile e che la Ferrari, invece, l'unico vero talento ce l'ha al volante e si chiama Charles Leclerc. La pole position se l'è presa con un giro perfetto, un capolavoro che è andato oltre i meriti della macchina. Ma il giorno dopo nella gara sprint è riuscito a difendere il secondo posto solo perché Russell aveva ammaccato la RedBull di Verstappen, e nell'ultimo giro ha ceduto a Perez la bellezza di un secondo e mezzo, con le gomme completamente consumate. Il Gran Premio alla fine è cominciato con questa sensazione, che le modifiche di Maranello erano serviti a riportare indietro la macchina di un anno: grazie a Leclerc vola per un giro e conquista pole position, poi in corsa fatica a gestire le gomme e partono i problemi.

La superiorità RedBull non si discute

In realtà per affermare la superiorità RedBull non c'è neanche bisogno di aspettare il cronico degrado gomme Ferrari. Già al quarto giro appena cominciato alla Curva 1 Verstappen vola via come un razzo col Drs davanti a Leclerc e due giri dopo anche Perez sorpassa il principino. E non serve nemmeno la Safety Car che con i pit stop rimette la Ferrari in seconda posizione, visto che Max questa volta non ci mette nemmeno una tornata. Da lì in avanti le monoposto di Milton Keynes fanno gara da sole, tracciando un solco incolmabile con il gruppo delle rivali, guidato da un Leclerc costretto a rallentare per la gestione delle gomme. Ancora più problematica la corsa di Sainz che ha già ceduto il quarto posto ad Alonso e alle sue spalle vede avvicinarsi Hamilton. Dal quarantesimo giro in poi la musica cambia: Charles è riuscito a conservare la tenuta della vettura e può cominciare a spingere. Perde sempre meno dal duo di testa, resiste ad Alonso e in certi tratti aumenta pure il vantaggio, una fisarmonica di tempi che si accorcia e si allunga giro dopo giro.

Un futuro ancora incerto

Alla fine tiene quegli otto decimi che gli valgono il podio. Ma che il bicchiere non sia mezzo pieno è lui stesso ad ammetterlo nel dopo gara: "Stiamo lavorando tanto, ma non basta ancora. Abbiamo fatto qualche passettino avanti, restano passi da gigante da fare. Io ho fiducia, credo che la strada sia quella giusta, però non so se sarà sufficiente a guardare in alto. In questo weekend siamo stati perfetti, di più non potevamo fare. Anche così non siamo abbastanza veloci, questo è il vero problema. Sono sicuro che con il lavoro che stiamo facendo potremo recuperare il gap dalle altre macchine. Ma dalla RedBull sinceramente non so". E alla fine persino Vasseur predica prudenza e questo è tutto dire: "Abbiamo fatto passi avanti. Ora andiamo a Miami ed è un'altra storia. Porteremo degli aggiornamenti ma li porteranno anche gli altri. Non dobbiamo aspettarci delle rivoluzioni".

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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