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Una vergogna il gran premio più assurdo della storia che vale come una gara vera

Sotto una specie di diluvio universale, dura appena una manciata di minuti, e solo dietro alla Safety Car. Poi tutti a casa. Vince Verstappen

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Una vergogna il gran premio più assurdo della storia che vale come una gara vera
Un momento del Gp del Belgio (Ansa)

Il Gran Premio più assurdo della storia della Formula 1, sotto una specie di diluvio universale, dura appena una manciata di minuti, e solo dietro alla Safety Car. Poi tutti a casa. Il bello è che vale lo stesso come gara, e Max Verstappen può pure aggiungere questa tacca ai suoi successi, questa farsa senza senso consumata fra le urla furiose di Lewis Hamilton che aveva chiesto a gran voce di annullare la corsa. E non è che avesse tutti i torti, visto che le condizioni del tempo, alle 18 e 17, quando hanno riacceso il semaforo verde non erano affatto migliorate rispetto al momento in cui avevano deciso di sospendere la gara, alle 15, e anzi, per quel che riguarda la visibilità, erano, se possibile, addirittura peggiorate. Nello scenario stregato della Foresta delle Ardenne, grandi e cupi alberi abbracciati dal cielo nero sotto una tempesta ininterrotta di pioggia, si è consumato il capitolo più incredibile di questo mondiale. Vale l’ordine di arrivo delle qualifiche, che come sanno tutti non è mai lo stesso di una gara, con punteggio dimezzato. Ma non si poteva correre il rischio di pagare penali alle tv per una corsa che non c’è stata. Meglio perdere la faccia, ma salvare i soldi. E’ diventata questa la legge dello sport?

La domenica di tempesta sulla pista di Spa Francorchamps è cominciata subito, prima ancora di partire, quando Perez perde il controllo della sua Red Bull durante l’Installation lap, andando a sbattere contro le barriere. La pista è inondata e c’è anche la nebbia, sembra di stare in una bufera in mezzo al mare. Si fanno un paio di giri dietro la Safety Car, e poi si ritorna tutti ai box, perché la visibilità è quasi nulla e le macchine danzano pericolosamente sugli strati d’acqua che ricoprono l’asfalto. Solo Vertsappen vorrebbe far la gara lo stesso, a tutti i costi, ma non c’è niente da fare. E allora rientrano tutti in pit lane e ci si rassegna ad attendere. Siccome la tempesta non accenna a fermarsi neanche un attimo, la possibilità che per la prima volta in 72 anni venga annullato per maltempo appare sempre più concreta col passare del tempo. Alle 17 la direzione gara decide invece di togliere la regola delle tre ore, in base alla quale dopo le 18 avrebbero dovuto tornare tutti a casa, e stabilisce che se mai si partirà si avrà una gara lunga un’ora. Non si vede niente, la pista è inondata d’acqua, ma qualcuno ha deciso che si deve fingere di correre lo stesso. Partenza alle 18,17.

Tutti dietro alla Safety Car. Anche un cieco si accorgerebbe che la pista non è praticabile e difatti durante il terzo giro dietro la vettura di sicurezza viene esposta la bandiera rossa. Tutti fermi di nuovo. E poi la farsa raggiunge il suo culmine quando, dopo 16 minuti di attesa nella nebbia sempre più fitta fra le ombre lunghe delle streghe della foresta, viene ufficializzata la vittoria di Max Verstappen davanti a George Russel e Lewis Hamilton. Beh, vittoria è una parola troppo grossa in questo caso. Il pilota della Red Bull non ha dovuto correre neanche dieci metri, visto che sono stati considerati buoni solo i tre giri in coda alla Safety Car. Punti dimezzati: Max ne prende 12,5 e ne recupera 5 a Lewis Hamilton. George Russel porta a casa invece il primo podio della carriera senza nemmeno correre: bella soddisfazione. Ottava la Ferrari di Leclerc, decima quella di Sainz. Certo, Russell nelle qualifiche avevs fatto un piccolo capolavoro, battendo Lewis Hamilton e staccato appena di tre decimi da Max Verstappen, con la sua Williams, che non è proprio una scheggia di macchina, relegata com’è al terz’ultimo posto nella classifica del mondiale costruttori. Ma il giovane pilota inglese avrebbe dovuto confermare quella prestazione: una cosa è sparare tutto in un giro, un’altra è rifare la stessa cosa per 44 volte. Su questi saliscendi sono sbocciati Schumacher e Leclerc, tanto per citarne due, ma - lo ripetiamo - l’hanno fatto in gara, non nelle prove.

Non sappiamo se alla fine questa farsa ha penalizzato o meno la Ferrari. Passa così incredibilmente da una prestazione pessima a una buona in un arco di tempo così breve, che ormai più imprevedibile della Rossa non c’è nessuno. A Spa, comunque, era rimasta fuori dalla top 10 non per scelta strategica come in Austria, ma perché la macchina sul bagnato proprio non andava. Gli ingegneri di Maranello non avevano immaginato un week end di bufera cone questo, e per guadagnare velocità in rettilineo avevano scelto di scaricare le ali. Risultato: poco carico areodinamico per far funzionare le gomme, e via col liscio. Leclerc sabato aveva detto che se non pioveva, avrebbe fatto una gran gara. Già. Se non pioveva ci saremmo risparmiato tutti questa farsa. Solo che i «se» non servono a niente.    

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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