Ecco perché la più forte oggi, non solo in pista ma anche politicamente, è la Mercedes

In Canada passa prima la Ferrari di Vettel, ma la vittoria va a Hamilton. Il tedesco è andato lungo nell’erba rientrando in pista e impedendo il sorpasso dell'inglese

Ecco perché la più forte oggi, non solo in pista ma anche politicamente, è la Mercedes

Si vede che è proprio destino quest’anno. Ogni volta che la Ferrari rischia di vincere - pochissime a dire il vero, due in tutto: una con Leclerc e adesso con Vettel -, capita sempre qualcosa che aiuta le Mercedes. Al traguardo passa primo il tedesco della Rossa. Ma la vittoria va a Hamilton. Terzo Leclerc. In Canada, dopo aver conquistato la pole nelle qualifiche e aver condotto in testa tutta la gara, dal primo metro all’ultimo, una penalità di cinque secondi ha tolto sul più bello a Sebastian una vittoria che sarebbe stata senza dubbio meritata.

Vettel è andato lungo nell’erba rientrando in pista

Ma nello sport ci sono le regole, e la Race Direction ha punito il pilota della Rossa che è andato lungo nell’erba rientrando in pista, impedendo così secondo i giudici il sorpasso di Hamilton all’interno. Peccato che nel 2016 una manovra identica - ma proprio identica - dello stesso Lewis, al Gran Premio di Montecarlo, su Ricciardo, che lo stava superando, non era stata neanche messa sotto osservazione, tanto da rendere ancora più assurda la decisione presa in Canada. E’ il bello o il brutto delle regole - fate voi - che guarda caso fanno quasi sempre comodo al più forte. E la più forte oggi, non solo in pista ma anche politicamente, è la Mercedes. Così sette vittorie su sette per la Freccia d’Argento in questa stagione, un dominio nettissimo, che non si ferma neppure di fronte alle avversità: una volta ci pensa il destino, l’altra i giudici. Vince Hamilton tra i fischi e i buuu del pubblico, che accoglie invece con una ovazione Vettel mentre si avvia a capo chino, scuro in volto, verso il podio.

Il tedesco non avrebbe potuto fare nient’altro

Restano due osservazioni. La prima, è che vista e rivista al replay la manovra di Vettel, pare evidente che il pilota della Rossa non avrebbe potuto fare nient’altro di quello che ha fatto rientrando in pista dopo una sbandata sul prato. La seconda, è che lo stesso Hamilton ha ammesso alla fine della gara che non sarebbe mai riuscito a sorpassare la Ferrari: «l’unico momento dove forse avrei potuto è stato quello in cui mi ha chiuso». Certo, la vittoria a questo Gran Premio non avrebbe cambiato il corso della stagione. Lo sappiamo benissimo.

Il senso di una decisione assurda

Ma alla fine rimane lo stesso forte il senso di una decisione assurda. Come ha cercato di spiegare Sebastian, sempre più scuro in volto: «Stavo cercando di sopravvivere e di tenere la macchina in pista, io ero in lotta per prendere la traiettoria e riprendere il controllo della macchina. Non so proprio cosa avrei potuto fare di diverso in quel momento». Cosa provi?, gli hanno chiesto. «Sono arrabbiato. E’ un peccato, un grosso peccato. Perché oggi eravamo riusciti a tenerlo dietro lottando con il coltello tra i denti per tutta la gara. Noi meritavamo di vincere. Questo è il nostro parere. Ma credo che fosse anche il parere del pubblico». Ed è vero. Perché un boato di fischi ha accolto la decisione dei giudici. E ha poi accompagnato Hamilton sul podio. Champagne un po’ amaro, per lui. E anche Mattia Binotto lo ha rimarcato: «Il vincitore morale è Vettel, basta ascoltare la folla. Non siamo noi a decidere. Sono i giudici che hanno deciso chi ha vinto questa gara».

Una grossa occasione persa dalla Ferrari

Alla fine il Gran Premio del Canada è stata una grossa occasione persa dalla Ferrari per interrompere questo interminabile dominio Mercedes. Una volta tanto senza colpe sue. Il fatto è che questo era un circuito dal basso carico aerodinamico con lunghi rettilinei che esaltavano le caratteristiche tecniche della SF90. Nelle qualifiche, con la pole position conquistata da Vettel, la Ferrari era riuscita a far lavorare bene anche le gomme, e a sfruttare appieno il potenziale del V6 ibrido. In gara, invece, la macchina più veloce sembrava la Mercedes, ma la Rossa con una splendida prestazione di Vettel e con le scelte giuste dai box era riuscita a tenerla dietro. Peccato. Perché sembrava proprio la volta buona. Sebastian Vettel, 56 pole in carriera, era tornato a dominare le qualifiche dopo un digiuno che durava da 17 gare, da quel 22 luglio 2018 a Hockenheim, la domenica con il testa coda di Vettel in cui è cominciato il periodo nero della Casa di Maranello. Evidentemente non è ancora finito. Peccato. Se la strada è in salita, e ci si mettono pure i giudici, è davvero dura arrivare in cima.