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Max Verstappen pigliatutto. La Ferrari rialza la testa, ma è ancora lontana

Leclerc ha tenuto duro con il secondo posto e Sainz meritava di più della quarta piazza. Bravo Vasseur. Ma attenzione a dire che la crisi della Rossa è finita

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Max Verstappen pigliatutto. La Ferrari rialza la testa, ma è ancora lontana

Adesso chi lo tiene più, Mister «Un passo avanti», Freddie dal broncio facile e le promesse buone. All’improvviso la Ferrari passi avanti ne ha fatti più di uno, proprio in faccia alla marea arancione del RedBull Ring, e una volta tanto non possiamo neppure sorridere della sua incrollabile fiducia. Leclerc ha tenuto duro con il secondo posto e Sainz non l’abbiamo mai visto così, un leone magnifico che meritava di più della quarta piazza. Bravo Vasseur. Ma occhio, che sono già lì a dire che la crisi è finita, dimenticandosi subito delle condizioni favorevoli che come in Canada offriva questa pista. E’ presto per brindare. Che ci esaltiamo così tanto per un secondo e un quarto posto a distanze abissali dal vincitore, prima che si fermasse per cambiare le gomme e centrare pure il giro veloce, la dice lunga sul melanconico declino della Ferrari.

Quando potrà tornare a vincere la Ferrari?

Un tempo, un risultato così era una sconfitta, oggi siamo lì che ci trema la voce, a far festa e a sorridere. Sembriamo i quaquaraquà del calcio italiano: stiamo viaggiando a passo spedito in crisi perenne verso fallimenti e disfatte, eliminati dai mondiali e dalle Olimpiadi, e loro sono lì a brindare «siamo tornati, siamo tornati!». Tornati de che? Bisogna star attenti a non finir come loro, ridicoli e pietosi, a guardare in faccia la realtà. Quando potrà tornare a vincere la Ferrari? Adesso, a stretto giro di posta, proprio no. Ah, naturalmente ha vinto Max Verstappen, non c’è nemmeno più bisogno di dirlo. Ha preso tutto lui questo week end, pole, shootout, sprint, gara e poi tanto per esagerare anche il giro veloce. Secondo un superbo Leclerc, e terzo Perez, che era partito dalle retrovie, in quindicesima posizione, ma con quella macchina pure lui può fare quello che gli pare. Male le Mercedes, settimo Hamilton e ottavo Russell, sopravanzati da Lando Norris e Alonso, che hanno chiuso dietro a Sainz, autore di una prestazione davvero gagliarda, con una penalità sulla groppa che gli ha sottratto il podio.

La pista in Austria nasconde i suoi difetti più evidenti

Quindi bene la Ferrari. Meglio del solito e meglio del previsto. Però, calma. Questa pista, come quella del Canada, permette alla Rossa di nascondere i suoi difetti più evidenti, riuscendo a gestire l’usura delle gomme in maniera soddisfacente. Leviamoci dalla testa che questa sia la soluzione del problema. Su altri tracciati le difficoltà si riproporranno di sicuro. E in ogni caso le parole di Leclerc suonano come un ammonimento: «C’è ancora tanto lavoro da fare, perché è chiaro a tutti che le RedBull hanno un altro passo». A poco vale la classifica di Sportico che assegna alla Ferrari il premio della squadra più preziosa della F1, quella che vale di più: 3,13 miliardi di dollari, seguita da Mercedes con 2,7 e RedBull 2,4. A maggior ragione dovrebbe impegnarsi a fare meglio. Invece...

Dobbiamo solo inchinarci a Max Verstappen

Invece dobbiamo solo inchinarci a Max. E’ dall’inizio di questa stagione che corre sempre un’altra gara rispetto a tutti gli altri. Merito della macchina che Newey and company gli hanno dato da guidare, ma anche tanto merito suo. E’ il più veloce, il più forte, non sbaglia quasi mai ed è il più cattivo, e se fai tanto da farlo arrabbiare prima ti pianta due staccate di quelle che gli altri se le sognano e poi ti cancella dallo specchietto retrovisore. Ecco, forse è un po’ troppo cattivo. E’ un cannibale che si divora tutto, come chiamavano Eddie Merckx, ma il campione belga delle due ruote è sempre rimasto un signore. Non so se si può dire altrettanto di lui. Durante le qualifiche aveva subito un blocco involontario di Hamilton e gliel’aveva restituito senza neanche dargli il tempo di accorgersene, questa volta volontariamente, affiancandolo sul rettilineo per impedirgli di lanciarsi nel suo tentativo, come un bullo da discoteca a cui hanno fatto l’occhiolino alla sua ragazza. Atteggiamento rissaiolo, che non si confa proprio al campione di una stagione senza più rivali, costretto ormai a correre solo contro se stesso. Nella gara Sprint, invece, Perez aveva magari esagerato, perché dopo averlo passato alla partenza, appena l’olandese aveva provato a riaffiancarlo l’aveva mandato nell’erba senza troppi complimenti. Mal gliene incolse. Max non è che ha aspettato molto per rendergli la pariglia, ovviamente con gli interessi. Alla curva 3 affonda la staccata e accompagna fuori Perez. Poi, tanto per chiarire, ripete la manovra alla curva dopo. Lui deve esagerare, non può farne a meno. Resta da capire - una volta che ci siamo rassegnati davanti allo strapotere politico di Horner e della RedBull - come mai i giudici non lo puniscano mai (lo sgarbo a Hamilton era scandaloso), almeno per salvare la faccia, visto che se anche lo facessero partire dalla decima posizione, vincerebbe lo stesso fischiettando un ritornello, con gli occhiali da sole sopra un sorriso da canaglia. Ma forse non c’è niente da capire. Di questi tempi, il potere non basta: devi averne di più. E il dominio della RedBull si fonda proprio su queste basi.

La Red Bull ha costruito la macchina perfetta

Allo Spielberg, pista di casa RedBull, la giusta penalità avrebbe solo reso più avvincente la gara. Difficilmente avrebbe cambiato il risultato. Questo è il circuito più corto del Mondiale, composto solamente da 10 curve: la 1, la 3 e la 4, un misto do trazione e grip aerodinamico, e le ultime quattro ad alta velocità. Presenta lunghi rettilinei, oltre a quello del traguardo, e nell’insieme la mancanza di vere e proprie curve ad ampio raggio dove il carico posteriore risulta finisce per essere una caratteristica che attenua i difetti della Rossa. La Red Bull invece non ha manco uno di questi problemi. Hanno costruito la macchina perfetta che va bene dappertutto. E ci hanno messo sopra il Feroce Saladino, che non perdona nessuno. Lo si è visto quando dopo il pit stop, Verstappen è rientrato in terza posizione dietro le due Ferrari, a sette secondi da Leclerc, al giro 25. Ci ha messo un amen e via Sainz. Poi mentre Charles ha dato tutto quel che poteva nell’illusione di reggere il ritmo e sfruttare la grande occasione, gli ha succhiato un secondo per volta, e quando gli è arrivato a tiro l’ha passato senza problemi. Ma è quel che è successo subito dopo che dà la misura del divario che c’è fra lui e tutti gli altri. A essere onesti, anche fra la sua macchina e tutte le altre. Max è andato in testa al giro 35. Dopo 2 giri aveva già quasi 3 secondi di vantaggio, e al passaggio numero 44 ne aveva presi addirittura undici. Che ci vuoi fare? Tanto più che dietro persino quel casinista di Perez adesso era arrivato lì a soffiare sul collo delle Ferrari. Fino a prendersi il secondo posto. E’ andata come è andata, signori miei dei passi avanti. Come cantava Freddie Buscaglione, «Non credete, non sono un debole. M’han fatto abile, ma la guerra finì».

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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