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Finalmente Leclerc a Monaco. L'urlo al traguardo e le lacrime, ecco perché la Ferrari torna a sognare

Il "principino" ce l'ha fatta e compie l'impresa a casa sua. La rossa torna a vincere a Montecarlo dopo 7 anni. La partenza, l'incidente, la svolta

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
La gioia di Leclerc sul gradino più alto del podio a Monaco (Ansa)
La gioia di Leclerc sul gradino più alto del podio a Monaco (Ansa)

Finalmente ce l’ha fatta, Charles, a casa sua. Sette anni dopo l’ultimo successo Ferrari, 2017, Sebastian Vettel. Tra la sua gente, «sulle strade dove da bambino ho sognato di diventare pilota», con gli ultimi giri che non pensava più a questa vittoria, "ma solo a mio padre, che non c’è più". E’ il suo successo numero sei in carriera, ma è quello più importante. Arriva nel giorno di un trionfo della Ferrari, che ha accarezzato anche la doppietta, con il terzo posto di Sainz dietro a Oscar Piastri e con il presidente John Elkann a festeggiare sotto al podio mischiato in mezzo alle tute rosse dei meccanici. E’ un successo che Leclerc ha costruito con l’ultimo grande giro alle qualifiche, quando ha conquistato la pole, non sbagliando niente correndo forse più forte persino della sua macchina, che dopo aver dominato tutte le prove libere, sembrava aver perso qualcosa nel momento decisivo. Gli altri qualche errore l’hanno commesso, compreso Verstappen, persino. Lui no. L’ha meritata lì la vittoria, l’ha meritata tutta lì, perché poi su questo tracciato, la gara è un’altra cosa.

Il punto di svolta

Questa vittoria non è fine a se stessa. Perché potrebbe segnare una svolta nella stagione della Ferrari. Vasseur aveva fatto il pessimista una settimana fa: Montecarlo è un circuito con tante curve lente. Il tallone d'Achille della Rossa. Non citava, il team principal, l'asso nella manica, Charles Leclerc, che qui è di casa e conosce tutti gli angoli di questo tracciato. Il Principino ha fatto la differenza. Ma il fatto che ci sia riuscito su una pista che poteva creare qualche problema alla macchina, è un segnale da non sottovalutare. Vasseur getta acqua sul fuoco, ma forse lo pensa anche lui:  "Dobbiamo mantenere la calma, ma la direzione che stiamo prendendo è quella giusta. Adesso dobbiamo solo continuare a spingere, senza pensare troppo al campionato".   

La lotteria di Monaco     

Chiariamo una cosa. Il Gran Premio di Montecarlo è una corsa speciale, che fa la storia della Formula 1, sullo sfondo seducente del Principato, ma dove per vincere occorre avere dalla propria parte un alleato indispensabile: la fortuna. Qui più che altrove, la potenza del motore, l’affidabilità della macchina e l’abilità del pilota hanno un peso relativo nello svolgimento della gara. Contano anche loro, certo, ma determinante, fra quelle curve a gomito e le strade strette senza spazi e vie di fuga, fra quell’incredibile saliscendi affacciato sul mare dove i sorpassi sono imprese impossibili, è la componente della casualità che si dispiega imprevedibile nel suo succedersi inevitabile di incidenti e safety car con annessi pit stop. Pronti e via, e il primo giro è la perfetta fotografia di tutto questo. Ocon prova l’attacco all’interno del Portier ai danni di Gasly, ma per un contatto tra le gomme, la sua macchina decolla letteralmente. Nella salita verso Massenet, invece, Magnussen colpisce da dietro la Red Bull di Perez che sbatte anche contro l’altra Haas di Hulkenberg. Completamente distrutta la macchina del messicano. Pure Carlos Sainz è costretto a fermarsi perché nel tentativo di prendere la seconda posizione all’interno di Sainte Devote, sfiora la monoposto di Piastri e fora l’anteriore sinistra. Decisione della giuria: si riparte da zero, anche se dal secondo giro. Sainz è riammesso nella terza posizione. Ma quattro piloti hanno le macchine distrutte e non sono più della gara: Ocon, Hulkenberg, Perez e Magnussen.

Una gara bloccata

Quando si riparte, ecco l’altra faccia del Gran Premio di Montecarlo. Per più di sessanta giri si viaggia senza spingere sull’acceleratore per non consumare le gomme e arrivare in fondo senza pit stop, tanto qui i sorpassi sono così difficili, che è meglio non rischiare. Così si formano dei trenini, con le stesse posizioni, giro dopo giro. Quello di testa è condotto da Leclerc, davanti a Piastri, Sainz e Norris. Cioé lo stesso ordine consegnato dalle qualifiche. Dietro di loro, il secondo trenino con Russell, Verstappen e Hamilton. Max si lamenta via radio: "Facevo meglio a portarmi un cuscino". Per dire che si sta annoiando così tanto che gli sta venendo sonno. E Charles scherza con il suo ingegnere: "Ho margine. Volete sapere quanto possa andare più forte?". Risposta secca: "No". Ma poi alla fine qualcosa si muove, perché adesso le gomme possono arrivare al traguardo. Verstappen e Hamilton centrano a turno un giro veloce dopo l’altro, all’attacco di Russell. L’ultimo buono è quello di Lewis. E in testa Leclerc accelera e se ne va. Niente più trenino, 4 secondi, 5, poi nove. Alle sue spalle. chi è in difficoltà è Piastri. Su un’altra pista lo avrebbero passato. Ma qui non si può. Il secondo posto è suo. Ma il trionfo è tutto di  Charles: «Yeees!», urla via radio. E’ emozionato. Piange. Finalmente ce l’ha fatta.  

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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