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Sempre e solo Max. Ma cosa succede alla Ferrari?

Leclerc molto duro e molto pessimista dopo la prova in Messico: "Sono molto preoccupato"

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Sempre e solo Max. Ma cosa succede alla Ferrari?
Max Verstappen (Ansa)

Ormai Max Verstappen non si accontenta più di vincere: domina. Trionfa anche in Messico, salutando gli altri solo sul podio, perché in gara dopo qualche giro non li ha più visti. Dietro di lui, Hamilton ha difeso il secondo posto dall’altra Red Bull di Perez. Quarto Russell e poi le due Ferrari, tagliate fuori melanconicamente sin dall’inizio: con il ritorno fiammeggiante delle Mercedes adesso anche il secondo posto della classifica costruttori comincia s scricchiolare. Per il pilota olandese, invece, con questa del Messico sono 14 vittorie in stagione, i record di Vettel e Schumacher battuti e da qui in avanti magari stracciati con i due gran premi che restano.

Dominio Red Bull

Quest’anno tra la Red Bull e gli altri c’è un abisso. Pesa l’ombra dei favori concessi dalla Fia, con la ridicola penalità sanzionata per aver sforato il tetto delle spese nel 2021, dopo lo scandalo dell’anno scorso quando nell’ultimo gran premio si inventò addirittura un nuovo regolamento per dargli la possibilità di vincere. Comunque, zitti e mosca. Guai a far dell’ironia. Max non ci sta. Ted Kravitz di Sky Sports Uk si è permesso di commentare che «Verstappen non sembra capace di vincere un titolo in maniera normale», e lui se l’è presa così poco che aveva deciso di non rilasciare interviste a tutte le reti del colosso televisivo, non solo quelle inglesi, tanto per non fare preferenze. Poi per fortuna ci ha ripensato, anche se di malavoglia.

Max dominatore

In Messico comunque ha fatto una gara eccezionale. Dopo Austin, al termine di una stagione straordinaria, un altro gran premio da dominatore. La corsa non è stata delle più emozionanti. Dal primo giro all’ultimo ha lasciato bloccate tutte le posizioni: come sono partiti i primi sei così sono arrivati al traguardo. Sono cambiati solo i distacchi. E quelli di Sainz e Leclerc, quinto e sesto, sono diventati via via più umilianti, anche nei confronti del quarto, Russell.

Male le Ferrari

Che non sarebbe stata una corsa fortunata per la Ferrari lo si era capito già alla vigilia, durante le qualifiche. Le due monoposto di Maranello hanno cominciato il gran premio nella terra di nessuno, on quella terra di mezzo fra quelli che corrono in testa e il gruppo dei ritardatari, in quella zona grigia di anonimato che ha ripiombato indietro Maranello alla sconsolante stagione scorsa. Forse le ragioni di una prova così mediocre sarebbero dovute al fatto che la Rossa avrebbe deciso di ridurre in occasione di questo gran premio la potenza erogata dalla power unit per proteggere i turbo. Quello che fa temere il peggio è che ad Austin era stata appena cambiata la power unit di Leclerc. Com'è possibile che sia questo il risultato sette giorni dopo? Alla fine, di riffa o di raffa, come dice Binotto, «oggi non avevamo velocità per combattere lì davanti. Ma siamo mancati in tante cose, i piloti erano in difficoltà nella guida. Abbiano vissuto una gara difficile come questa in Belgio e siamo riusciti a reagire subito. Spero che succeda anche questa volta». Leclerc è molto più duro e molto più pessimista: «La cosa peggiore, quello che mi preoccupa di più, è che abbiamo massimizzato il nostro potenziale oggi, e siamo arrivati a un minuto d Verstappen».

L'ombra del budget cap

Grande Verstappen e brava Red Bull. Chapeau. Ma al di là della loro grande stagione, resta, come abbiamo sottolineato, l’ombra pesante del caso budget cap, con il team di Milton Keynes praticamente assolto dalla Fia, ed è difficile dare torto a Mattia Binotto: «Nel 2021 la Red Bull è stata l’unica scuderia illegale per due milioni, e questo è un dato dal quale non si scappa ed è significativo». I due milioni sono un vantaggio importante, sul quale, sottolinea ancora il team manager della Ferrari, «si doveva essere severi. La penalità data non copre né compensa il vantaggio avuto dalla Red Bull». Ma questa è una situazione in cui forse la responsabilità più grave è quella della Federazione, e questo pone un serio problema per l’immagine della Formula 1. La cosa più grave di tutte è che a leggere le carte della Fia sembra che non ci sia «stato alcun intento fraudolento». Ma è davvero così? E’ possibile che Ferrari e Mercedes si siano esposte tanto senza avere nulla in mano? E se invece le cifre fossero state aggiustate o spiegate in modo da salvare apposta la scuderia di Milton Keynes? Dice Pino Allievi, firma storica della F1: «E’ ovvio che ci troviamo davanti a una presa in giro di chi la Formula 1 la vive. Il caso Red Bull è la dimostrazione plateale che il budget cap è un’utopia a uso e consumo di chi vuol far vedere che il mondo dei gran premi sa darsi una regolata... Ma dentro la F1 tutti sanno che eludere il tetto alle spese è, volendo, la cosa più facile e banale». A questo punto la soluzione più saggia per tutti, conclude Pino Allievi, sarebbe proprio quella di far saltare il budget cap.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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