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La pioggia non ferma Max Verstappen. E la Ferrari affonda anche a Montecarlo

Alonso, il vecchietto della F1, arriva secondo. Terzo Ocon, mentre le macchine del CAvallino dietro a tutti, affondate nella loro irrimediabile mediocrità

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
La pioggia non ferma Max Verstappen. E la Ferrari affonda anche a Montecarlo
Verstappen in pista (foto Ansa)

Neanche la pioggia ferma Verstappen. Succede di tutto fra le curve strette, e le discese e le risalite di Montecarlo, con le macchine che vanno e vengono dai box, sguazzando negli schizzi d’acqua. Al giro 50, le prime gocce di un temporale improvviso, all’inizio solo in alcuni tratti, soprattutto in curva 3, e poi via via sull’intero percorso, stravolgono una gara che sembrava già segnata dietro al suo capofila della Red Bull. In verità la breve tempesta non sconvolge tanto l’ordine delle posizioni (a parte Sainz, che ne perde due, finendo lungo, ma regala un quarto d’ora di gran confusione, in cui sembra possa succedere qualsiasi cosa, con le vetture che slittano e derapano, scivolando pericolosamente sull’acqua. Alla fine però tutto si ricompone, rispettando la logica fissata dalla vigilia.

Primo Verstappen, quarta vittoria su sei gare e spallata al mondiale, secondo Alonso - 41 anni, 9 mesi e 21 giorni: complimenti al vecchietto della F1 - e terzo Ocon, come da ordine di partenza. Le Ferrari dietro a tutti, alla Red Bull, all’Aston Martin, alle Mercedes e questa volta persino a un Alpine, affondate nella loro irrimediabile mediocrità. Sesto Leclerc e ottavo Sainz. E mancava pure Perez, se no sarebbero retrocesse di un posto. Reggono un giro, poi tutti i difetti e i limiti di una macchina sbagliata che sono incapaci di cambiare, vengono fuori.

Alla pochezza della monoposto si aggiungono anche le scelte discutibili del box, che richiama il monegasco 5 minuti prima dell’arrivo della pioggia, e fa infuriare Sainz per una chiamata a suo dire errata: "Potevo sorpassare Ocon, perché mi avete fermato?". "Avevamo paura che Hamilton ti attaccasse". "Non me ne frega niente di Hamilton!!". Come se niente fosse, invece, ci tocca sorbirci le spiegazioni abbastanza surreali e incomprensibili di Vasseur: "Credo che il passo fosse buono, poi quando è arrivata la pioggia abbiamo deciso di correre un rischio". Il passo buono? Boh. Molto più sincero Leclerc: "Abbiamo fatto fatica, c’è tanto lavoro da fare, la gestione gomme rimane un grosso problema nostro".

La tradizione vuole che il giorno più importante di Montecarlo sia quello della vigilia. Le qualifiche più affascinanti del mondiale e il Gran Premio più noioso della stagione. Sempre se non piove, come è accaduto oggi, ribaltando l’andamento lento di una corsa già consegnata al suo destino. Qui non ci sono lunghi rettilinei per lanciare la potenza dei motori ed è quasi impossibile sorpassare. Così molte volte il sabato del week end stabilisce già a grandi linee l’ordine di arrivo della domenica. E le qualifiche di quest’anno hanno confermato in pieno le aspettative, con quattro leoni - Max, Alonso, Leclerc e Ocon - che hanno migliorato a vicenda i loro tempi e Verstappen che ha sfidato persino i muri per guadagnare quei millesimi che l’hanno portato in pole position davanti a tutti.

Nel gran circo della vigilia, il muretto della Ferrari ha commesso il solito grave errore che ha penalizzato Charles, non avvisandolo che doveva dare spazio a Norris che sopraggiungeva dietro di lui, ma ormai su certe logiche da dilettanti allo sbaraglio ci abbiamo fatto così tanto l’abitudine che non ci stupiamo più di niente. Il principino ha dovuto partire dalla sesta piazza anziché dalla terza, ingabbiato nella mischia del gruppo.

Maranello: tutto chiacchiere e distintivo

A posteriori sappiamo che senza quella penalità avrebbe potuto persino lottare per difendere il podio, anche se ne dubitiamo fortemente, considerando le evidenti difficoltà di guida che ha dovuto affrontare. Ma al di là di questo, il giudizio sulla prestazione della Rossa non differisce di molto, perché gira e rigira, cambiano i tracciati e si alternano i protagonisti e quello che non cambia mai è il modus operandi di Maranello, tutto chiacchiere e distintivo per far credere che qualcosa possa migliorare. In realtà, come sostiene l’ex pilota Matteo Bobbi, la partita si gioca probabilmente sulla meccanica più che sui fantomatici aggiornamenti della aerodinamica che magari ti daranno più punti downforce o meno drag, mentre la differenza la fa la sospensione in base a come reagisce ai diversi carichi della vettura. L’impressione ormai abbastanza acclarata è che questa Sf-23 sia una monoposto con più difetti che pregi, inferiore alla F1-75 dell’anno scorso.

Qui a Montecarlo, già durante le prove libere, si è dimostrata una macchina molto sensibile alle varie altezze da terra, che fatica a dare feeling al principino: la sua terza piazza nelle qualifiche, poi vanificata dalla comunicazione tardiva da parte del box sulla manovra di "impeding", è stata tutta solo farina del suo sacco, frutto più della capacità di Charles di trovare un equilibrio sopra la follia, piuttosto che del bilanciamento vero e proprio. A Maranello dovrebbero darsi da fare a portare a casa tecnici di primo livello, come hanno fatto alla Mercedes e all’Aston Martin, invece di cercare qualche ingegnere di seconda fila e puntare tutto sul quasi pensionato Lewis Hamilton al posto di Leclerc, in un’operazione che ricorda tanto quella di Ronaldo alla Juventus, sperando almeno che non vada a finire come quella.

Adesso si riparte già dal prossimo week end, a Barcellona. La Ferrari porterà i nuovi aggiornamenti, tanto decantati a Maranello: "Porteremo alcuni cambiamenti che speriamo possano darci qualcosa". I piloti dicono che almeno le sensazioni sono buone. Ma lo dicono sempre ogni volta. La verità è che bisognerebbe arrendersi all’evidenza, che il progetto è di sicuro inferiore a quello dell’anno scorso, e migliorare dal sesto al quinto posto non è che cambierebbe molto il corso di un’altra stagione deludente.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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