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A Parigi sotto falso nome e ospedale blindato: inizia la cura "top secret" di Michael Schumacher

L'ex campione di F1 verrà curato dal professor Menasché con una terapia sperimentale con le staminali. L'esperto italiano: "Le cellule riducono l'infiammazione e rilasciano sostanze nutritive"

  
A Parigi sotto falso nome e ospedale blindato: inizia la cura 'top secret' di Michael Schumacher

E' arrivato a Parigi sotto falso nome a bordo di un'ambulanza con targa svizzera. Poi è entrato nell'ospedale Georges Pompidou in una barella sotto una coperta blu. Volto e corpo completamente nascosti sotto la coperta. E' iniziata così la terapia che dovrebbe permettere a Michael Schumacher di uscire dall'incubo nel quale è costretto a vivere dopo il terribile incidente sugli sci avvenuto nelle nevi delle Alpi francesi il 29 dicembre 2013.

Nessuno può avvicinarsi al reparto

"Schumi" è stato registrato sotto falso nome nell'ospedale e per garantire la massima privacy è stato allestito un imponente servizio d'ordine. Nessuno può avvicinarsi al reparto rianimazione chirurgica e traumatologica della clinica parigina.

Una cura "top secret"

La parola d'ordine è segretezza. "Secret médical", come ha risposto la direzione dell'ospedale Pompidou ai media francesi. E "top secret" è l'intervento sperimentale con il composto di cellule staminali, preparato dal professor Philippe Menasché, alla quale dovrà sottoporsi l'ex campione della Ferrari. Il professore Menasché è un famoso cardiochirurgo che ha aperto la strada alla terapia cellulare per il trattamento dell'insufficienza cardiaca.

L'esperto: "Non esistono dati pubblicati sull'uso di staminali"

Nessuno conosce con esattezza il tipo di intervento. "Al momento possiamo solo fare ipotesi su cosa stiano facendo a Parigi - ha dichiarato Angelo Vescovi, direttore scientifico dell'IRCCS -. Non esistono dati pubblicati sull'uso di staminali su persone in coma, anche se non possiamo escludere che i ricercatori che seguono il pilota abbiano qualche risultato preliminare, magari sugli animali". Tecnicamente, ha aggiunto l'esperto italiano, "non è difficile portare delle staminali nel cervello". "E' possibile che si cerchi di infondere qualche tipo di cellula nei ventricoli cerebrali, tecnicamente ormai è un intervento quasi di routine, che anche noi utilizziamo nei test sui pazienti con sclerosi multipla - spiega Vescovi -. Le cellule riducono l'infiammazione e rilasciano sostanze nutritive che teoricamente potrebbero dare dei benefici anche per una persona in coma".

  
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