Nella stagione buia della Ferrari c'è una sola luce che brilla. Quella di Leclerc

Nella bagarre degli eterni sconfitti, c’è solo la perla di Charles Leclerc, uno strepitoso sorpasso all’esterno su Gasly che resterà nelle antologie della Formula 1

Nella stagione buia della Ferrari c'è una sola luce che brilla. Quella di Leclerc

Dopo la parentesi in Austria, giusto per far divertire Max Verstappen e la Red Bull con il beneplacito degli ineffabili giudici di F1, il mondiale ha ripreso il suo corso regolare: doppietta Mercedes, primo Hamilton e secondo Bottas, gli altri a guardare per tutta la gara. Oddio, dietro se le danno anche, sorpassi, controsorpassi, tamponamenti e pure la solita penalizzazione alla Ferrari - questa volta, una tantum finalmente, ineccepibile -, ma è tutto spettacolo dal terzo posto in giù, per la serie che l’importante è partecipare. Nella bagarre degli eterni sconfitti, c’è solo la solita perla di Charles Leclerc, uno strepitoso sorpasso all’esterno su Gasly, che resterà nelle antologie della Formula 1.

Per consolarci, possiamo dire che il presente è sempre di più Lewis Hamilton e il futuro è Leclerc. Ma il presente del pilota inglese è già bell’e scritto e reale: sesto trionfo a Silverstone, cinque volte campione del mondo e ormai quasi sei, con i suoi 223 punti in cassaforte, 80 vittorie in carriera, a undici soltanto da Michael Schumacher che guida questa particolare classifica. Il futuro, invece, è ancora tutto da scrivere.

Una cosa però ormai è certa. In quest’anno mica tanto allegro per Maranello, Leclerc dà molte più certezze della Ferrari. Come in fondo avevano già testimoniato le qualifiche di sabato, quando il pilota monegasco con un giro favoloso era riuscito a piazzarsi al terzo posto a soli 79 millesimi dal primo, cioé Valtteri Bottas, e il team principal Mattia Binotto aveva subito ammesso che «tanto merito» per quel piazzamento gli andava riconosciuto. Poi la gara aveva detto altre cose, un po’ come sempre: che terzo forse sarebbe arrivato Verstappen se Vettel (sedicesimo al traguardo, con tanto di dieci secondi di penalizzazione) non lo avesse tamponato. Perché dietro alla coppia dominante e irraggiungibile della Mercedes, ci sono i due giovani leoni rampanti della F1, con una distinzione, secondo noi: che quello che ha la macchina più forte è Verstappen, non Leclerc. E che quando il pilota monegasco ci arriva davanti, il merito è quasi esclusivamente solo suo. Anche a  Silverstone, la Red Bull viaggiava più della Ferrari, come ha sottolineato alla fine lo stesso Vesrtappen: «Le prestazioni della nostra vettura erano senz’altro superiori, anche se nei rettilinei facevamo fatica a sorpassarli. Se guardiamo avanti, non posso che ritenermi soddisfatto».

In ogni caso, alla fine, con questi trionfi in serie, ormai persino un po’ scontati, delle Frecce d’argento, viene persino faticoso ripetere sempre le stesse cose. Alla Ferrari non fanno altro che dire «Stiamo migliorando, dobbiamo lavortare a testa bassa, ma siamo contenti perché facciamo passi in avanti». E’ dal secondo gran premio, dal Bahrein, che lo sentiamo dire, e solo perché al primo, in Australia, era meglio stare zitti e sghisci e nascondersi di traverso. Qui a Silverstone Mattia Binotto aveva pure tentato la pensata: «Sul passo gara è dura per noi stare con le Mercedes su questa pista. Se restiamo sulla loro strategia sarà difficile batterli, quindi abbiamo pensato a qualcosa di diverso».

Cioé far partire Leclerc con le gomme a banda rossa, a differenza di tutti gli altri. Naturalmente non è servito a niente. Ma come si fa dargli colpa? Helmut Marko, consulente della Red Bull, l’aveva previsto, impietosamente: «Per battere la Mercedes bisogna fare qualcosa di più intelligente, non di diverso». Però, se sei nettamente più scarso è giusto in fondo provarle tutte. C’è solo una cosa che non si capisce bene: l’impressione è che dal box la strategia Ferrari paia sempre privilegiare Vettel più di Leclerc. Vorremmo sbagliare, certo è che anche a Silverstone forse sarebbe stato meglio far fare il cambio gomme pure a Charles durante la Safety Car.

Meritati elogi per Leclerc

In ogni caso, nel dopogara, Mattia Binotto si profonde in grandi elogi per Leclerc: «Charles ha fatto una gara fantastica, nel modo in cui si difende, attacca, sorpassa, è davvero straordinario. Il podio se l’è meritato. Sebastian ha commesso un errore, ma credo che il suo ritmo in gara non era male e si porta a a casa questo stimolo positivo. Lo dobbiamo aiutare, lui deve ripartire da lì. Sono sicuro che saprà reagire da solo». E poi il solito ritornello sulla macchina: «Stiamo progredendo, ma il gap con gli altri su certe piste è ancora troppo elevato. Le Mercedes non danneggiano troppo le gomme come dimostrano gli ultimi giri. Una condizione che noi purtroppo non abbiamo. E poi non solo la Mercedes è andata forte, ma anche la Red Bull ci sta mettendo alle corde». Volto poco sorridente quello di Binotto. Non proprio incupito come quello di Vettel, ma il genere è quello. L’unico che sorride è Leclerc: «E’ stata la più bella gara che ho fatto. Questa domenica mi ha aperto gli occhi perchè ho capito quanta strada possiamo fare». La realtà? A questo punto del mondiale, la Ferrari ha 44 punti in meno rispetto all’anno scorso, a testimonianza di un disastro che è difficile da nascondere. Ma in questo buio c’è una luce che brilla. Ma non è quella rossa di Ferrari. E’ solo quella di Leclerc.