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Verstappen e la vittoria perfetta in Usa in memoria di mister Red Bull. Ferrari e Leclerc, poco da fare

In una pista già di per sé sfavorevole alle Rosse, il monegasco resiste come può ma è l'olandese a dominare, mettendo in fila anche Hamilton

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Verstappen trionfatore fra Hamilton e Leclerc (Foto Ansa)
Verstappen trionfatore fra Hamilton e Leclerc (Foto Ansa)

Niente di nuovo sul fronte occidentale. Anche in Texas, vince Verstappen, tanto per cambiare. Successo numero 13 in stagione, come Schumacher e Vettel. Mancando ancora qualche gara alla fine del mondiale, è probabile che straccerà pure questo record. Max è un grandissimo pilota, oggi come oggi forse il più forte del lotto, come dimostra anche questa vittoria che ha dovuto recuperare con tutta la sua grinta dopo un pit stop sbagliato che lo aveva ricacciato indietro. Peccato solo che resta un piccolo sospetto sulla grandezza della Red Bull e sul suo rapporto - vogliamo dire privilegiato? - con la Fia, che per il budget cap sforato nel 2021 non gli toglie punti e tanto meno la possibilità di spesa per il prossimo anno, ma si limita a un buffetto, una multa e una riduzione delle ore concesse in galleria del vento: una inezia.

Ma il dominio c'è e va oltre le ombre

Per la morte di Dietrich Mateschitz, l’annuncio è stato rinviato di una settimana, ma i giochi sono già tutti fatti. In pratica, significa che il team di Horner ci ha solo guadagnato e ha fatto bene a non rispettare le regole. Non è un bel segnale per la F1. E sarebbe meglio farci sopra una riflessione seria, perché qualcosa bisogna cambiare. Ma ad Austin, la Red Bull ha dominato la gara e ha vinto meritatamente. Fatto fuori Carlos Sainz, speronato da un brutto errore di Russell, penalizzato poi solo con 5 secondi, il Gran Premio del Texas ci ha riconsegnato un grande Leclerc, protagonista di una eccezionale rimonta dal dodicesimo al terzo posto, e una Mercedes ormai tornata quasi allo stesso livello di Red Bull e Ferrari. Ha confermato anche però i limiti ormai strutturali delle monoposto di Maranello nella gestione delle gomme.

La difficile resistenza delle Rosse

Tutte le volte, rispetto ai loro rivali, le Rosse reggono qualche giro e poi cominciano a perdere colpi. Che la Ferrari non fosse comunque la favorita, nonostante la prima posizione in partenza di Sainz, lo diceva comunque il suo score, a prescindere da quell’avvio scalognato dello spagnolo, così evidentemente danneggiato da Russell: la F175 è la vettura più performante nel giro secco, viste tutte le pole position accumulate in questa stagione, ma ha dimostrato di essere ancora imperfetta sul passo gara, soprattutto - appunto - per le difficoltà incontrate nella gestione delle gomme. Sotto questo aspetto, almeno sulla carta, le caratteristiche del tracciato di Austin, ricchissimo di dossi e avvallamenti anche bruschi, presentano un primo settore che mette a dura prova l’anteriore e un secondo molto complicato per le gomme posteriori, in particolare con quel lungo tratto sul finale fatto di curve lente in cui si riparte a bassa velocità. Considerando che il team di Horner è sempre stato superiore a tutti nell’utilizzo delle gomme durante la gara, con temperature e pressioni spesso in equilibrio ideale sulla RB18, Max Verstappen e Sergio Perez partivano già, almeno in teoria, da un vantaggio sostanziale rispetto alla Ferrari.

La pista difficile

Per di più, Austin non può essere considerata una pista fra le più adatte alle caratteristiche delle monoposto di Maranello, soprattutto per la presenza di due lunghi rettilinei dove la Red Bull è in grado di guadagnare decimi importanti (nelle qualifiche, Max correva su questi tratti a 307 km/h contro i 301 di Sainz). La gara conferma poi queste differenze. Max scatta in testa subito all’avvio bruciando Sainz e non lo muove più nessuno. Leclerc è protagonista di una gara superba, con una rimonta favolosa dal dodicesimo posto fino a raggiungere le posizioni di testa, agevolato anche da due safety car consecutive, e con un sorpasso straordinario su Perez in curva 12. Dietro al campione deò mondo, però, c’è una ritrovata Mercedes, l’intramontabile Lewis Hamilton che naviga alle sue spalle fra i due, tre secondi di distacco. In quel momento della gara, analizzando i tempi sul giro, si vede come Leclerc, che adesso ha conquistato la terza posizione, paga la gestione delle gomme perdendo qualche decimo a ogni tornata su Mercedes e Red Bull. Situazione cristallizzata, fino a quando fra il trentacinquesimo e il trentaseiesimo giro, nel carosello dei pit stop, non capita l’imprevisto, e questa volta, per la prima volta, tocca alla Red Bull pasticciare al cambio gomme, e Verstappen scala addirittura due posizioni finendo dietro Leclerc, all’inseguimento di Hamilton, in testa alla corsa dopo aver superato Vettel.

Pure Hamilton messo in riga, anzi, in fila

Come prima, Leclerc all’inizio viaggia più o meno alla stessa velocità di Max, riuscendo a tenerlo dietro, solo che dopo qualche giro le gomme cominciano a rallentarlo. Verstappen se ne va e alle spalle rinviene prepotente Perez. Leclerc compie il suo capolavoro e riesce a mantenere la terza posizione, dopo essere partito molto lontano, in sesta fila, dal dodicesimo posto, con la macchina che ormai faceva fatoca a reggere il ritmo della Red Bull. Giù il cappello. Davanti, Max fa valere il suo strapotere: va a catturare Hamilton e si prende il suo scalpo, finendo con la pipa in bocca e il rivale a distanza di sicurezza, tre secondi abbondanti.  

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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