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Vince Max ma lo spettacolo è di Alonso. Ferrari crisi e sfortuna

La vera battaglia in Brasile era per il terzo posto e l'ha vinta un "vecchietto" di 42 anni con un cuore grande così

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Vince Max ma lo spettacolo è di Alonso. Ferrari crisi e sfortuna
Ancora un trionfo per Verstappen (Ansa)

Sul podio il sorriso snagliante non è più quello di Max. Lui ci deve aver fatto il callo, ormai, anche la festa diventa una routine. Quello che sorride di più è Fernando Alonso, protagonista sul filo di lana di un testa a testa incredibile con Sergio Perez, che ha la macchina più forte, la miglior gestione gomme, e tanti anni meno di lui.

Ma il cuore è una cosa che è diversa, e non tutti ce l’hanno uguale, c’è chi ce l’ha più grande. Come il vecchio Fernando, che ha 42 anni e un cuore grande così. E’ una battaglia per il terzo posto, e la vince lui. E sul podio è il suo quel sorriso pieno di gioia. Per il resto, il Cannibale non si ferma più, 52 vittorie, numero 17 dell’anno in corso, anche San Paolo sbancata, dove l’anno scorso la Red Bulla aveva arrancato lasciando via libera alle Mercedes. Ma oggi le Mercedes affondano, Russel ritirato, e Hamilton nascosto nell’anonimato quasi in fondo ai primi dieci.

Dietro Verstappen, c’è ormai fissa una McLaren, quella di Norris, questa volta, come si era già potuto intuire nella gara sprint, quando Max e Lando erano volati vua con una media di oltre un secondo al giro di vantaggio sul gruppo inseguitore, composto da Mercedes, Ferrari e la sorprendente Alpha Tauri. Partito dalla sesta piazza, Norris s’è ritrovato presto sulle code di Verstappen e non l’ha mai mollato, finendo a circa dieci secondi dal leader. La McLaren è ormai la seconda forza stabile in pista, e forse solo il nostro caro Freddie non se n’è ancora accorto. La Ferrari fa i conti con la sfortuna e con la sua mediocrità. Leclerc non parte neanche. Sainz è sesto.  

I sogni e la realtà. I sogni tengono conto della volontà degli dei solo a nostro favore, se no non sarebbero sogni. Purtroppo il cielo deve avere un mucchio di altre cose a cui pensare e non sempre ci dà retta. Questa è la realtà. Diceva Frederic Vasseur prima del via: «Ieri abbiamo avuto una buona partenza. Dobbiamo concentrarci sulla posizione in pista, perché sarà necessario fare un buon primo stint senza essere in mezzo al gruppo. Dietro di noi Lewis e Norris non hanno un nuovo set e questo è sicuramente un vantaggio. Oggi siamo più rilassati di ieri e dovrebbe andare bene».

Infatti. Poi, come detto. ecco l’amara realtà: Leclerc va a muro prima ancora del semaforo verde, durante il giro di formazione. Bum! «Ho perso l’idraulica, perché c**zo sono così sfortunato? Perché c**zo sono così sfortunato?», ripete disperato via radio. «Ho perso l’idraulica del volante prima, poi le ruote posteriori si sono bloccate da sole e sono finito a muro. Sono arrabbiato e dispiaciuto. Era tutto apparecchiato per fare bene in gara e alla fine torno a casa dopo neanche tre curve. Fa male. Ne parleremo con il team. Quest'anno sicuramente non è stato dei più fortunati per me. Forse un viaggio a Lourdes mi aiuterà, non so che fare». L'ineffabile Freddie invece riesce a dire che con questo colpo di sfortuna la Ferrari ha perso una grande opportunità. 

Quale opportunità con Sainz arrivato a 50 secondi da Max e 40 da Norris? La gara parte e subito Alex Albon e Kevin Magnussen si toccano in carambola e finiscono fuori. Nella baraonda, Ricciardo ha un’ala posteriore danneggiata. Safety car e nuova ripartenza. L’unica Ferrari in gara, quella di Sainz, già abbastanza indietro nella griglia, parte pure male. Via radio protesta anche lui, ma non contro il destino: «Quando arriviamo a Maranello, questa frizione la cestiniamo!». Sempre per la serie «la realtà non è come i sogni», Lando Norris che Vasseur dava per svantaggiato nei confronti delle Ferrari, è l’unico che viaggia su ritmi decenti rispetto a Max Verstappen, anche se a debita distanza dal Cannibale, inanellando pure il giro più veloce, mentre il povero Carlos, con la sua frizione da cestinare, non decolla dallla sesta piazza che deve pure difendere nelle ultime tornate dal possibile assalto di Gasly.  Non siccede più niente comunque. Le uniche emozioni le regalano Fernando Alonso e Sergio Perez a contendersi il terzo gradino del podio a suon di sorpassi e controsorpassi: ce la fa il vecchio Fernando, di corto muso, pochi centimetri davanti al rivale nella volata finale. Sono a quasi quarata secondi dal primo, il Cannibale, che potrebbe già essere sotto la doccia a festeggiare se non ci fosse la premiazione con gli inni. Ma questo è un particolare che non conta più.  

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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