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Aspettando Monza, Max Verstappen torna a comandare. E la Ferrari a rallentare

Hamilton scivola dietro, ma di una incollatura, a tre punti soltanto. La Ferrari, in questa stagione così altalenante, tra  sorpresa e delusione a raffica, s’è presa una domenica di pausa

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Max Verstappen si riprende il primo posto (Foto Ansa)
Max Verstappen si riprende il primo posto (Foto Ansa)

 

Dopo la buffonata di Spa, la Formula 1 volta pagina e torna a correre facendo pure finta di niente. In Olanda, fra la sua gente, Verstappen completa la rimonta e si riprende il primo posto della classifica mondiale. Hamilton scivola dietro, ma di una incollatura, a tre punti soltanto. Se vogliamo essere obiettivi la differenza delle macchine vale molto più di quei tre punticini a vantaggio della Red Bull, fra l’altro guadagnati anche con la farsa del Belgio, ma il talento e l’irriducibile ambizione del campione del mondo e le curve del destino piazzate qua e là nel percorso iridato hanno alla fine quasi incollato i due rivali. Ce ne guadagna la suspence. Bene. Tutto ciò mentre la Ferrari, in questa stagione così altalenante, una sorpresa e una delusione, una dietro l’altra a raffica, s’è presa una domenica di pausa, talmente anonima da non saperla dove mettere. Leclerc quinto è partito e quinto è arrivato, sempre dietro a Gasly («era impossibile sorpassarlo»), Sainz invece è retrocesso di un posto, settimo, superato da Alfonso. Ma, come dice Charles, «abbiamo preso punti alla McLaren ed era quello che volevamo».

Verstappen ha dominato  

Verstappen ha dominato dal primo all’ultimo giro una corsa in pratica già scritta sin dall’inizio, visto che poi i primi cinque son rimasti gli stessi e nello stesso ordine sancito dalle qualifiche. La Mercedes non ha mai avuto la minima possibilità di poter ribaltare questo risultato, e le poche volte che ha provato ad avvicinarsi al rivale, il campione del mondo ha cominciato subito il suo pianto greco sulle gomme che non tenevano più e che in queste condizioni non sarebbe mai arrivato alla fine. A casa di Max, con tutta quella marea arancione in delirio che allargava la sua macchia sulla pista, forse non poteva andare altrimenti. Lewis Hamilton ha lottato come un leone, facendo credere tutte le volte di non poterci neanche provare e cercando sempre di farcela, invece, come quei giocatori che tengono il basso profilo e tirano fuori l’asso dalla manica quando nessuno quasi se lo aspetta più. Nelle qualifiche il colpo gli era quasi riuscito, piazzandosi all’improvviso ad appena 38 millesimi da Verstappen. In gara è rimasto attaccato coi denti a quei tre secondi che la Red Bull ha marcato come un suo territorio sin dall’inizio, riducendoli pure in alcuni tratti della corsa. Ma l’impressione durante tutto il gran Premio era che in realtà non ce ne fosse per nessuno e che Max giocasse come il gatto con il topo, pregustando con felina consapevolezza il bocconcino da ingoiarsi in un colpo solo. Lo si è visto sin dal semaforo verde: pronti e via, e Verstappen se li è messi tutti in coda, ha spinto qualche giro, creato lo spazio dei tre secondi e governato la carovana, gestendo tranquillamente il traffico dei pit stop con Lewis fisso sullo specchietto retrovisore, che era quello che gli interessava. In queste condizioni, alla fine la Mercedes non può neanche lamentarsi troppo, con il secondo posto di Hamilton arricchito dalla tacca in più del giro veloce, strappato sul filo di lana proprio al compagno di squadra. Magari sarà per questo che il pilota campione delle Frecce Nere prima di levar le ancore, a gara terminata, s’è sperticato in grandi lodi e smancerie perfino esagerate sul pubblico magnifico e su questi meravigliosi tifosi, su Max che ha meritato di vincere e su questa pista che è la più bella che c’è. Avrà pensato davvero che gli sia andata pure bene.

La Ferrari: delusione

A chi non è andata tanto bene, come abbiamo visto, è la Ferrari. Alla vigilia Charles Leclerc aveva detto che se la sarebbe giocata con i primi e che sperava di guadagnare due posizioni subito alla partenza, ma diciamo che poi la realtà è stata un briciolo diversa. Non è partito male Charles. Solo che anche gli altri sono partiti come lui. Posizioni immutate, e da lì in avanti sono rimaste uguali per 72 giri, sino al traguardo. Quelli che sono cambiati sono i distacchi, visto che al termine del Gran Premio, dal quarto posto i piloti sono stati tutti doppiati. Non c’è solo questo dato a far capire come da qui in poi, nei nove gp che mancano per la conclusione del mondiale, sarebbe meglio non illudersi troppo. A rendere evidenti i limiti della Sf21 emersi a Zandvoort, c’è anche il fatto che Leclerc è mai riuscito a impensierire neppure una volta l’Alpha Tauri di Gasly per strappargli la quarta posizione. L’unica nota positiva della domenica anonima di Maranello sono i punti di vantaggio ottenuti sulla McLaren, che è la diretta rivale nella classifica costruttori. Considerato che solo Mercedes e Red Bull in lotta per il titolo cercheranno di portare qualche miglioramento alle loro vetture, mentre tutti gli altri sono ormai concentrati sulla prossima stagione, dobbiamo portare pazienza e accontentarci così. Godiamoci la lotta fra Lewis e Max e qualche colpo del destino che non si sa mai. A cominciare dalla prossima domenica, a Monza. E buon divertimento.  

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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