Il dramma di "Frankie" Chili: "Ho il Parkinson, ma sono un pilota e i piloti si rialzano finché hanno vita"

L'ex campione di Superbike e uomo della Ducati racconta: "Vibravo troppo e come succede alle moto anche io sono andato dal meccanico, cioè dal medico"

Il dramma di 'Frankie' Chili: 'Ho il Parkinson, ma sono un pilota e i piloti si rialzano finché hanno vita'
TiscaliNews

Per il mondo dei motori Pierfrancesco "Frankie" Chili è un mito. Una vita passata a correre prima nel Motomondiale e poi in Superbike e un legame di ferro con la Ducati. Oggi Frankie ha 56 anni e, come confessa a Men on Wheels, soffre del morbo di Parkinson da due anni fa. "Vibravo troppo e come succede alle moto anche io sono andato dal meccanico, cioè dal medico", ha raccontanto l'ex pilota degli anni Ottanta, Novanta e Duemila (si è ritirato nel 2006) ed ex direttore sportivo del Team Guandalini Racing.

"Sono un pilota e i piloti si rialzano finché hanno vita"

"Quando è arrivata la diagnosi è stata una bella botta - ha raccontato  Chili -, ma io sono un pilota e i piloti si rialzano finché hanno vita. Sono caduto un mare di volte, anzi qualcuno pensa che questa malattia possa essere conseguenza di quelle botte in testa e di una trauma cranico in particolare rimediato tanti anni fa, ma io non me lo chiedo. È così e basta e bisogna guardare avanti. Prendo dei medicinali che tengono a freno il decorso, riesco a fare praticamente tutto e dove non riesco mi faccio dare un aiuto".

"Vibravo più io della moto, ma non lo farò più"

La malattia non gli ha impedito di continuare a salire in sella come in Australia insieme a Troy Bayliss. "È stato divertente con questi tremori, vibravo più io della moto, ma non lo farò più, perché è stato anche pericoloso. E comunque la mia vita va avanti come prima: lavoro, mi sposto, mi tengo impegnato e cerco di stare tranquillo. Dalle corse ho imparato a lottare".